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In questi giorni ci sono arrivate le segnalazioni di molti utenti ai quali risultava impossibile installare gli aggiornamenti di Windows 7.
Gli utenti hanno riferito di una snervante ed infruttuosa ricerca infinita da parte di Windows Update che non portava mai al risultato sperato. Aprendo la finestra di Windows Update in Windows 7, appariva sempre il messaggio Ricerca di aggiornamenti in corsosenza che venisse proposto alcun update.

Abbiamo provato ad analizzare uno dei sistemi sui quali era impossibile reperire e installare gli aggiornamenti di Windows 7.

I suggerimenti presentati nell'articolo , generalmente risolutivi, non hanno permesso di correggere la situazione e neppure l'utilizzo dell'ottimo tool System Update Readiness Tool, che di solito aiuta a sanare anche situazioni piuttosto complesse, ha permesso di trovare il bandolo della matassa.
L'analisi del contenuto del file di log di Windows Update (
%windir%\windowsupdate.log) solitamente pone sulla strada giusta.
Questa volta, però, il messaggio che appariva nel file di registro di Windows Update (attempted to add url when file has not been previously added to the datastore) non offriva alcun appiglio utile.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


Come fare, allora, per ripristinare gli aggiornamenti di Windows 7 nel caso in cui la ricerca dovesse apparire "infinita"?

Aggiornamenti Windows 7, come "risvegliare" Windows Update

Abbiamo rilevato che il comportamento anomalo di Windows Update sembra presentarsi in particolare su quei sistemi che non sono stati (erroneamente) aggiornati da un po’ di tempo.

 

Per riparare Windows Update e sbloccare l'aggiornamento di Windows 7 (la stessa procedura dovrebbe funzionare anche con Windows 8.1) si potrà:

1) Scaricare l'ultima versione dell'utilità gratuita WSUS Offline Update da questa pagina.
Per procedere, è necessario cliccare sul numero di versione presente nel box Most recent version.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


2) WSUS Offline Update provvederà a verificare lo stato del sistema Windows in uso e a scaricare tutti gli aggiornamenti che l'utente non ha applicato in precedenza.
Prima di procedere, però, l'utilità si fa carico di aggiornare all'ultima versione tutti i componenti che governano il funzionamento di Windows Update. Questo passaggio contribuisce già di per sé a risolvere gran parte delle problematiche.

Dopo aver scaricato WSUS Offline Update si dovrà estrarre tutto il contenuto del suo archivio compresso in una cartella su disco fisso o unità SSD (ad esempio c:\wsusoffline.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


3) Cliccando due volte su UpdateGenerator, si avvierà il pannello di configurazione di WSUS Offline Update.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


Nel caso di Windows 7 o di Windows Server 2008 R2, basterà selezionare una delle due caselle evidenziate in figura con una freccia rossa a seconda che, rispettivamente, si stia aggiornando un sistema a 32 o 64 bit.
Le altre impostazioni possono essere lasciate invariate, così come in figura.

Facendo clic sul pulsante Start in basso a sinistra, WSUS Offline Update avvierà la procedura di download e di installazione dei componenti software preparatori nonché il prelevamento dei file di aggiornamento necessari.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


La procedura richiederà diverso tempo prima di essere conclusa ma, al termine, non si avrà più neppure bisogno della connessione di rete perché tutti i file necessari per l'aggiornamento del sistema saranno stati scaricati in locale.

4) Dopo aver chiuso la finestra di UpdateGenerator, ci si dovrà portare nella cartella c:\wsusoffline\client quindi fare doppio clic su UpdateInstaller.

Aggiornamenti Windows 7, la ricerca è infinita


L'eseguibile UpdateInstaller consentirà di installare tutti gli aggiornamenti necessari per adeguare il sistema Windows (la procedura è effettuabile offline quindi senza disporre della connessione Internet).

5) Riavviando il sistema, Windows Update tornerà a funzionare. Utilizzandolo, si potranno così installare eventualmente gli aggiornamenti rimasti (ad esempio quelli per il framework .Net) così come quelli considerati meno importanti.

 
fonte: http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Aggiornamenti-Windows-7-la-ricerca-e-infinita_13657

Attenzione: in alternativa rispetto alla procedura illustrata in questo articolo, è possibile seguire le indicazioni riportate nel recente approfondimento Velocizzare Windows Update su Windows 7 e Windows 8.1.

Durante Ignite 2016, la conferenza dedicata ai Professionisti IT, è stata annunciata l’ultima versione Windows Server 2016.

Sicurezza, efficienza e innovazione sono le parole chiave di un sistema operativo server prezioso per tutti le aziende, da quelle che hanno giàè abbracciato tutte le potenzialità del Cloud a quelle che si stanno avvicinando a esso. Windows Server 2016 infatti racchiude tutta una serie di nuove tecnologie che lo rende Cloud-Ready: tecnologie insite come BitLockerche proteggono le macchine virtuali a Credential Guard che vigila in caso di Pass-the-Hash attack fino ad arrivare ai Container che isolano le applicazioni in modo da non condividere informazioni delicate.

 

 

Da non dimenticare, in ottica di una infrastruttura che regala agilità, l’annuncio parallelo di System Center 2016. Un interessante libro, “Introducing Windows Server 2016”, vi guiderà attraverso tutte le sue nuove potenzialità.

 

fonte: www.microsoft.com

Ecco cosa dovete fare se tentando di cancellare una cartella vi compare il messaggio "La cartella contiene elementi con nomi troppo lunghi per il Cestino"

Come eliminare i problemi dei nomi di file troppo lunghi

Quando si tenta di cancellare una cartella usando Esplora file di Windows, può capitare di imbattersi in una serie di messaggi difficili da interpretare: per esempio La cartella contiene elementi con nomi troppo lunghi per il Cestino, che suggerisce di eliminare definitivamente i file per risolvere il problema.

Ancor più complessa da interpretare è la finestra di dialogo Percorso di origine troppo lungo, che segnala come il nome del file sia troppo lungo per essere supportato dal file system e non consente di cancellarlo, né spostandolo nel cestino né eliminandolo direttamente. Capita più spesso di imbattersi in questi messaggi quando si tenta di cancellare una cartella che contiene messaggi di posta elettronica, come per esempio l’archivio di Thunderbird: questo programma, infatti, crea un intricato albero di file e cartelle, e assegna a ogni elemento nomi anche molto lunghi. In altri casi, basta scompattare un archivio che contiene una serie di cartelle annidate per imbattersi in errori simili.

Ma se il percorso è troppo lungo per essere supportato dal file system, come è possibile che sia stato creato?

In realtà il testo della finestra di dialogo è impreciso: il problema non riguarda direttamente il file system, quanto le Api di accesso Win32, che hanno limitazioni molto più stringenti.

Per questo motivo un software che utilizza chiamate di sistema diverse può creare e manipolare file con percorsi molto lunghi, che invece non possono essere cancellati utilizzando le funzioni integrate in Windows. La soluzione è sfruttare un software diverso anche per eliminare, o per lo meno rinominare, i file troppo lunghi: per esempio, si può aprire un file manager alternativo a Esplora file, oppure appoggiarsi alle funzioni integrate in un tool di compressione.

Ottimo in questi casi è 7-zip, un gestore di archivi compressi gratuito che molti utenti hanno già installato nel loro sistema. Per risolvere il problema basta aprire l’interfaccia principale del programma, 7-zip File Manager, e raggiungere i file che non possono essere cancellati. Se gli elementi incriminati sono pochi si può semplicemente rinominarli, selezionandoli uno per uno nell’interfaccia di 7-zip; se invece sono molti, e magari distribuiti in varie cartelle, si può selezionare la funzione Aggiungi all’archivio e poi spuntare l’opzione Elimina i file dopo la compressione. Una volta completata l’operazione di compressione, basterà cancellare l’archivio generato per liberarsi una volta per tutte di questi dati che altrimenti risultano sostanzialmente incancellabili.


fonte: http://www.pcprofessionale.it/come-fare/comportarsi-nomi-file-lunghi/

Se avete bisogno di modificare i criteri delle password, come lunghezza, scadenza ecc, su windows server 2012 ho trovato questa guida

 

 

This video is a step by step guide, demonstrating how to configure Password & Account Policies with Group Policy using Microsoft Windows Server 2012 R2. Password & Account Policies enable network administrators to help maintain a secure network environment by implementing strong passwords and encouraging users to follow good practice. 

Topics covered:

Password Policies - Password complexity, length, age and history policy settings

Account Lockout Policies - Account lockout threshold, lockout duration and reset account lockout counter policy settings

Testing the policy configuration & Unlocking user accounts

 

Parliamo nuovamente di ransowmare, l’ultima frontiera delle (redditizie) minacce informatiche, riportandovi la notizia di un nuovo malware individuato dai collaboratori del Talos Security Intelligence and Research Group di Cisco. Si tratta di Ranscam e, come suggerisce il nome, si tratta di un falso ransomware, che pur agendo in maniera simile a questi malware, non può essere classificato all’interno della loro categoria.

Per quanto Ranscam richieda infatti un riscatto alla vittima dell’attacco, affinché possa riprendere possesso dei suoi file sottoposti a crittografia, in realtà, il malware non va a crittografare alcunché, limitandosi piuttosto a cancellare i dati presenti all’interno del dispositivo: dopo aver eseguito un riavvio forzato del sistema operativo, infatti, Ranscam si preoccupa di far sparire i dati attraverso un file di batch che sfrutta PowerShell.

Secondo quanto riportato dai ricercatori di Cisco, Ranscam mostra alle vittime dell’attacco un messaggio (paragonabile a quello dei ransomware “standard”) al quale è associato anche il medesimo link per il wallet Bitcoin, dove è necessario effettuare il pagamento di 20 centesimi di Bitcoin – che equivalgono a 120 euro al cambio attuale – per riprendere il controllo della propria macchina.

Il nuovo malware – almeno fino ad oggi – avrebbe colpito un numero contenuto di utenti. Sebbene il sistema sfruttato per il contagio non sia stato ancora individuato in maniera chiara, si può pensare che la diffusione di Ranscam avvenga attraverso i classici casi di phishing.

Secondo i ricercatori di Cisco, che hanno monitorato il wallet Bitcoin, questa nuova minaccia non avrebbe ancora riscosso successo.


fonte: http://www.pcprofessionale.it/news/ranscam-falso-ransomware-dati/#QehPJC1IUbth8o3U.99

 



Oltre 
350 milioni di dispositivi nel mondo hanno a bordo Windows 10
Il 2 Agosto sarà disponibile l’update più imponente di Windows 10 dalla sua nascita. Ci saranno importanti annunci in ambito di sicurezza, di usabilità grafica, Cortana, giochi e molto altro. 


Windows Hello potrà essere utilizzato in maniera nativa nelle app Windows e in Microsoft Edge, che diventerà l’unico browser che supporta il riconoscimento biometrico. 
Windows Defender, il nostro anti-virus gratuito, introdurrà nuove funzionalità che renderanno più agile ed efficace la sua configurazione. Windows Defender Advanced Threat Protection invece sarà in grado di captare e rispondere ad attacchi informatici avanzati. 
Con Windows Ink inoltre potrai prendere appunti sul tuo schermo, dare forma a un’idea oppure catturare facilmente uno screenshot.

fonte: newsletter microsoft

Vorresti aggiornare il tuo iPhone ad iOS 10 ma hai letto di alcuni errori che potrebbero insorgere durante la fase di installazione del sistema operativo? Niente panico. È vero, il 13 settembre 2016, data in cui è stata rilasciata la prima versione stabile di iOS 10, c’è stato un errore da parte di Apple che ha portato al blocco di alcuni iPhone e alcuni iPad durante la fase di aggiornamento, ma il problema è rientrato nel giro di pochi minuti e ora è possibile installare iOS 10 in tutta tranquillità.

Non ci credi? Allora facciamo così: prenditi qualche minuto di tempo libero e prova a scaricare iOS sul tuo iPhone (o anche sul tuo iPad) seguendo le indicazioni che sto per darti. Ti assicuro che andrà tutto bene e che nel giro di pochissimo tempo potrai goderti tutte le novità dell’ultimo sistema operativo di casa Apple. Tutto quello di cui hai bisogno è un dispositivo compatibile con iOS 10 (vedremo a breve la lista completa di tutti i device che possono eseguire l’aggiornamento), una connessione Internet veloce e una fonte di alimentazione da utilizzare nel caso in cui il tuo dispositivo avesse meno del 50% di carica.

Quanto alla velocità del sistema operativo al termine dell’aggiornamento, non ti dirò bugie, se hai un modello di iPhone o di iPad di qualche anno fa (es. iPhone 6, iPad Air e precedenti) probabilmente noterai dei piccoli rallentamenti rispetto ad iOS 9. Ma ne guadagnerai in funzionalità e sicurezza, quindi non pensarci più e procedi subito con l’installazione di questo update!

Requisiti minimi per installare iOS 10

Come installare iOS 10

Prima di metterti all’opera, assicurati che il tuo device sia compatibile con iOS 10. Questa è la lista di tutti gli iPhone e gli iPad su cui è possibile installare l’aggiornamento.

  • iPhone 7 e iPhone 7 Plus
  • iPhone 6s e iPhone 6s Plus
  • iPhone 6 e iPhone 6 Plus
  • iPhone SE
  • iPhone 5s
  • iPhone 5c
  • iPhone 5
  • iPod touch (6generazione)

Assicurati, inoltre, di avere una connessione Internet veloce (quindi di essere connesso alla rete tramite Wi-Fi e non tramite 3G/LTE), una carica della batteria pari o superiore al 50% e almeno 2GB di spazio libero sulla memoria del dispositivo. Se hai bisogno di liberare spazio su iPhone o liberare spazio su iPad, segui le indicazioni che ti ho dato nei miei tutorial dedicati all’argomento.

 

Operazioni preliminari

Prima di installare iOS 10, visto che la prudenza non è mai troppa, assicurati di avere una copia di backup di tutti i tuoi dati e di avere la versione più recente di iTunes sul computer (ti servirà nel malaugurato caso in cui qualcosa andasse storto, per ripristinare il dispositivo tramite PC).

  • Per effettuare un backup di iPhone e iPad sul PC, collega il dispositivo al computer, seleziona l’icona di iPhone o iPad da iTunes (in alto a sinistra) e clicca sul pulsante Effettua backup adesso presente nella schermata che si apre. Se nel backup vuoi includere anche i dati relativi alla salute e alladomotica (scelta consigliata), metti il segno di spunta accanto alla voceCodifica backup iPhone e scegli una password per proteggere il backup.

Come installare iOS 10

  • Per effettuare un backup di iPhone e iPad su iCloud, recati nelleimpostazioni di iOS, spostati su iCloud > Backup, attiva l’opzioneBackup iCloud e pigia sul pulsante Esegui backup adesso. Per maggiori informazioni su entrambe le procedure di backup (offline e online, da eseguire entrambe) leggi le mie guide su come eseguire il backup di iPhone ecome eseguire il backup di iPad.

Come installare iOS 10

Come installare iOS 10

  • Per aggiornare iTunes all’ultima versione disponibile, apri l’applicazione Apple Software Update se utilizzi Windows, oppure seleziona la scheda Aggiornamenti del Mac App Store se utilizzi macOS. Maggiori info sull’intera procedura sono disponibili nel mio tutorial su come aggiornare iTunes.

Come scaricare iOS 10

Dopo aver completato le operazioni di backup, prendi l’iPhone o l’iPad che vuoi aggiornare ad iOS 10, recati nel menu impostazioni del dispositivo, spostati suGenerali > Aggiornamento software e attendi che venga rilevata la disponibilità della nuova versione del sistema operativo Apple.

Pigia quindi sul pulsante Scarica e installa che si trova in fondo allo schermo, digita il codice di sblocco del tuo iPhone/iPad e avvia il download dell’aggiornamento facendo “tap” prima su Accetta e poi su Accetto.

Come installare iOS 10

Il download di iOS 10 è abbastanza corposo, si tratta di oltre 1GB di dati, quindi la procedura durerà un bel po’ di tempo. Al suo termine ti verrà chiesto se vuoi installare l’aggiornamento subito o se vuoi posticiparne l’installazione. Io ti consiglio di pigiare sul pulsante Installa ora e di attendere pazientemente che la procedura di installazione di iOS 10 venga portata a termine.

Il tuo iPhone/iPad si riavvierà automaticamente e impiegherà circa 15-20 minuti per installare i file del nuovo sistema operativo. Nel corso dell’operazione lo schermo del dispositivo sarà completamente nero con il logo di Apple al centro e una barra di avanzamento più in basso.

Al termine dell’installazione dovrai sbloccare il tuo iPhone/iPad immettendo ilcodice di sblocco del device (al primo avvio non si può usare il Touch ID), dopodiché dovrai pigiare sul pulsante Continua, dovrai accettare o rifiutare l’utilizzo dei servizi di localizzazione e dovrai immettere la password del tuo ID Apple. Ad accesso effettuato, ti basterà pigiare sul pulsante Inizia e potrai cominciare a usare iOS 10. Tutti i tuoi dati, le app e le impostazioni saranno lì dove li avevi lasciati.

Come installare iOS 10

Procedura alternativa

Personalmente la ritengo una procedura anacronistica, inutilmente lunga e macchinosa, ma, se vuoi, puoi aggiornare il tuo iPhone o il tuo iPad anche collegandolo al PC, avviando iTunes e accettando il download e l’installazione della versione più recente di iOS sul dispositivo (l’aggiornamento verrà rilevato in automatico e il software ti chiederà se vuoi installarlo).

Altra cosa importante da sottolineare è che, utilizzando il sistema di aggiornamento di iTunes, viene scaricata la versione completa di iOS 10 e non quella distribuita normalmente tramite OTA (che comprende solo i file necessari all’aggiornamento del dispositivo in uso e quindi risulta più “leggera” in fase di download).

Come installare iOS 10

Installazione pulita di iOS 10

L’unica situazione in cui iTunes risulta veramente utile è quando si vuole effettuare un’installazione pulita di iOS, cioè quando si vuole installare una nuova copia del sistema operativo cancellando app, dati e impostazioni (in pratica impostando l’iPhone/iPad come se fosse un nuovo dispositivo).

Per effettuare un’installazione pulita di iOS, collega il tuo iPhone/iPad al computer, avvia iTunes, seleziona l’icona del dispositivo che compare in alto a sinistra e pigia sul pulsante Ripristina iPad/iPhone. Affinché la procedura vada a buon fine, devi disattivare la funzione Trova il mio iPhone/Trova il mio iPad dal menu Impostazioni > iCloud di iOS. Maggiori info a riguardo sono disponibili nelle mie guide su come ripristinare iPhone e come ripristinare iPad.

Come installare iOS 10

Problemi frequenti e primi passi con iOS 10

Non sei riuscito a installare iOS 10 a causa di un errore? Non riesci a sfruttare una delle nuove funzioni incluse nel sistema operativo di Apple? Non disperare! Qui sotto trovi una serie di problemi che è possibile incontrare nell’installazione o nell’utilizzo di iOS 10 e i passaggi da compiere per risolverli.

  • L’aggiornamento ad iOS 10 si blocca in fase d’installazione? Se sei uno degli sfortunati utenti che si sono ritrovati con l’iPhone/iPad bloccato durante l’aggiornamento ad iOS 10, collega il dispositivo al computer e avvia iTunes. Il programma rileverà il dispositivo in modalità di ripristino e ti chiederà di resettarlo. Accetta quindi il ripristino del device, attendi che iOS venga scaricato e installato su quest’ultimo e ripristina il backup che avevi effettuato in precedenza in iTunes per recuperare le tue app e i tuoi dati.
  • Trovi scomodo dover premere il tasto Home per sbloccare il tuo iPhone/iPad? Ti capisco. Apple ha modificato il meccanismo di sblocco di iPhone e iPad aggiungendo la pressione del tasto Home al riconoscimento dell’impronta tramite Touch ID, ma per fortuna si può tornare indietro. Per ripristinare il vecchio meccanismo di sblocco di iOS, recati nel menuImpostazioni > Generali > Accessibilità > Tasto Home e attiva la levetta relativa alla funzione Appoggia il dito per continuare.

Come installare iOS 10

  • La funzione “Alza per attivare” non risulta attivata sul tuo iPhone?una delle prime novità che si notano dopo l’installazione di iOS è il cosiddetto “rise to wake”, cioè l’accensione automatica dello schermo dell’iPhone quando si alza il telefono e lo si porta verso il proprio volto. Se questa funzione non è attiva sul tuo “melafonino”, probabilmente usi un iPhone 6 o modelli precedenti di iPhone, che al momento non sono supportati. La funzione “Alza per attivare”, come si legge sul sito Internet di Apple, è disponibile solo su iPhone 6s, iPhone SE e successivi.
  • Siri ha ancora la sua vecchia voce? Un’altra novità di rilievo di iOS 10 è Siri, che finalmente si apre all’integrazione con le app di terze parti e include due nuove voci per la lingua italiana: una femminile e una maschile. Per attivarle, recati nel menu Impostazioni > Siri di iOS, seleziona la voce che preferisci e attendi che vengano scaricati da Internet i file necessari ad utilizzarla.

Per ulteriori informazioni sulle novità e le caratteristiche di iOS 10, fai riferimento al sito Internet di Apple: lì puoi trovare tutte le informazioni di cui hai bisogno.

fonte: http://www.aranzulla.it/come-installare-ios-10-965283.html

Il tuo smartphone finisce spesso tra le “grinfie” di tuo fratello e non vuoi che quest’ultimo veda tutti i messaggi che ti scambi con i tuoi amici su WhatsApp? Forse posso darti una mano. Dimmi, hai mai pensato di rimuovere le chat più “private” dalla schermata principale dell’applicazione? Secondo me potrebbe essere un’ottima soluzione al tuo problema.

Sfruttando la funzione di archiviazione dei messaggi puoi nascondere conversazioni WhatsApp e impedire che queste ultime compaiano nella schermata principale dell’applicazione, ossia nella scheda “Chat”, senza cancellarle. Si tratta di una misura reversibile. Una volta nascoste, infatti, le chat possono essere ripristinate in qualsiasi momento con un semplice “tap”, e non c’è bisogno di applicazioni di terze parti per riuscirci.

C’è solo un difetto: se qualcuno invia un messaggio in una delle discussioni che hai archiviato, questa torna automaticamente nella schermata principale dell’applicazione. Forse però ho un’idea che potrebbe permetterti di superare anche questa limitazione… continua a leggere per saperne di più. Scommetto che da oggi in poi il tuo caro fratellino non riuscirà più a ficcare il naso nelle tue conversazioni più “delicate” (o faticherà molto di più per riuscirci)!

Nascondere conversazioni WhatsApp su Android

Se vuoi nascondere una conversazione di WhatsApp e utilizzi un terminale Android, avvia l’applicazione e seleziona la scheda Chat dalla sua schermata iniziale. A questo punto, individua il titolo della chat da nascondere (che potrebbe essere il nome di un contatto o l’oggetto di una conversazione di gruppo), tieni il dito premuto su quest’ultimo e seleziona l’icona della scatola che compare in alto a sinistra.

Se desideri archiviare più chat contemporaneamente, seleziona la prima discussione tenendo il dito premuto sul suo titolo, poi seleziona le altre e successivamente pigia sull’icona della scatola che compare in alto a destra.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

 
 

Fatto! Adesso la discussione è nascosta e non viene più visualizzata nella schermata principale dell’applicazione. Per ripristinarla, seleziona la scheda Chat di WhatsApp, scorri la schermata fino in fondo e seleziona la voce Chat archiviateda quest’ultima. Adesso, individua il titolo della discussione da riportare in primi piano, tieni il dito premuto su di esso e pigia sull’icona della scatola che compare in alto a destra.

Se vuoi ripristinare più chat in contemporanea, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto prima per l’archiviazione: seleziona la prima discussione da ripristinare, seleziona le altre e fai “tap” sull’icona della scatola che compare in alto a destra.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Vuoi nascondere temporaneamente TUTTE le conversazioni attive sul tuo WhatsApp? Si può fare anche questo. Recati dunque nella scheda Chat dell’applicazione, pigia sul pulsante […] che si trova in alto a destra e seleziona la voce Impostazioni dal menu che compare. Nella schermata che si apre, vai su Chat > Cronologia chat, seleziona l’opzione Archivia tutte le chate pigia su OK per confermare l’operazione.

Successivamente, nel caso in cui volessi ripristinare tutte le chat archiviate in precedenza, torna nel menu Impostazioni > Chat > Cronologia chat di WhatsApp e seleziona la voce Estrai tutte le chat dall’archivio presente nella schermata che si apre. Più facile di così?

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Se uno dei tuoi interlocutori scrive un messaggio nelle chat che hai archiviato, queste ultime vengono riportate automaticamente nella scheda Chat di WhatsApp. Purtroppo non puoi vietare che ciò accada… a meno che tu non decida di bloccare temporaneamente i contatti in grado di far tornare la conversazione in primo piano. Lo so, si tratta di una mossa veramente drastica, ma è l’unica che funziona!

Per bloccare un contatto ed evitare che questo possa far tornare in primo piano le chat archiviate, seleziona quindi la discussione da “zittire” (prima o dopo averla archiviata, non fa differenza), pigia sul pulsante […] collocato in alto a destra, seleziona le voci Altro > Blocca dal menu che si apre. Rispondi OK all’avviso che compare sullo schermo per confermare l’operazione.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Il blocco non può essere applicato ai gruppi. Se blocchi un contatto che scrive anche in un gruppo di cui fai parte, continuerai a visualizzare i suoi messaggi (all’interno della discussione di gruppo) nonostante il blocco. L’unico modo per non far “ricomparire” un gruppo archiviato è abbandonarlo oppure chiedere ai partecipanti di non inviare nuovi messaggi in un determinato lasso di tempo.

In caso di ripensamenti, per ricevere nuovamente i messaggi dalla persona che avevi bloccato, torna nella schermata Chat di WhatsApp, pigia sul pulsante […]collocato in alto a destra e seleziona la voce Impostazioni dal menu che compare. Nella schermata che si apre, seleziona le voci Account > Privacy, dopodiché vai su Contatti bloccati, scegli il nominativo della persona da sbloccare e pigia sul pulsante Sblocca [nome] che viene visualizzato al centro dello schermo.

Nascondere conversazioni WhatsApp su iPhone

Vuoi nascondere conversazioni WhatsApp e utilizzi un iPhone? Nessun problema, puoi sfruttare la funzione di archiviazione dei messaggi proprio come visto in precedenza sui terminali Android. Tutto quello che devi fare è selezionare la scheda Chat dell’applicazione, trascinare il dito da destra verso sinistra sul titolo della conversazione da archiviare e pigiare sul pulsante Archivia che compare lateralmente. In alternativa puoi anche effettuare uno swipe deciso sul titolo della chat, da destra fino al margine sinistro dello schermo, e questa verrà archiviata automaticamente.

Successivamente, per ripristinare le discussioni nascoste, torna nella scheda Chatdi WhatsApp, trascina la schermata verso il basso e seleziona la voce Chat archiviate che compare in alto. Dopodiché individua la conversazione da rendere nuovamente attiva, trascina il dito da destra verso sinistra sul suo titolo e pigia sul pulsante Estrai che compare di lato.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Vuoi nascondere TUTTE le chat del tuo WhatsApp contemporaneamente? No problem, recati nella scheda Impostazioni dell’applicazione (in basso a destra), seleziona l’icona Chat dalla schermata che si apre e pigia prima sull’opzione Archivia tutte le chat e poi sul pulsante Archivia tutte che compare in basso.

In caso di ripensamenti, nessun problema, puoi ripristinare tutte le chat tornando nel menu Impostazioni > Chat di WhatsApp e pigiando sulla voce Estrai tutte le chat dall’archivio che si trova in basso.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Anche su iPhone vale la stessa regola di cui abbiamo parlato prima per Android: se qualcuno scrive un messaggio in una delle chat che hai archiviato, questa torna nella schermata iniziale di WhatsApp. Per ovviare a questo problema, puoi bloccare temporaneamente i contatti che potrebbero riportare in primo piano le discussioni indesiderate.

Per bloccare un contatto in WhatsApp per iPhone, recati nella schedaPreferiti dell’applicazione, pigia sull’icona (i) collocata accanto al nominativo della persona da bloccare e selezionare la voce Blocca questo contatto dalla schermata che si apre. Il blocco non può essere applicato ai gruppi (l’unico modo per non far “riattivare” le conversazioni di gruppo è abbandonare queste ultime o chiedere ai partecipanti di non inviare messaggi in un determinato lasso di tempo).

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Successivamente, in caso di ripensamenti, se vuoi consentire a un utente bloccato di contattarti nuovamente, vai nel menu Impostazioni > Account > Privacy > Bloccati di WhatsApp, trascina il dito da destra verso sinistra sul suo nominativo e pigia sul pulsante Sblocca che compare di lato.

Nascondere conversazioni WhatsApp su Windows Phone

Se vuoi nascondere le chat di WhatsApp e utilizzi un Windows Phone, recati nella scheda chat dell’applicazione, tieni il dito premuto sul titolo della conversazione da nascondere e seleziona la voce archivia dal menu che compare.

Successivamente, per visualizzare la discussione, recati nella scheda chat di WhatsApp, pigia sul pulsante (…) che si trova in basso a destra e seleziona la voce chat archiviate dal menu che compare. Se vuoi ripristinare la chat archiviata e renderla nuovamente visibile nella schermata iniziale di WhatsApp, tieni il dito premuto sul suo titolo e seleziona l’opzione estrai dall’archivio dal menu che compare.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Se vuoi, puoi anche archiviare tutte le chat di WhatsApp contemporaneamente. Per compiere quest’operazione, vai nella scheda chat dell’applicazione, pigia sul pulsante (…) che si trova in basso a destra e seleziona la voce impostazionidal menu che compare. Successivamente, vai su chat e chiamate, pigia sulla voce archivia tutto e rispondi  all’avviso che compare sullo schermo per confermare l’archiviazione di tutti i messaggi presenti in WhatsApp.

In caso di ripensamenti, per ripristinare tutte le conversazioni e visualizzarle nuovamente nella schermata principale di WhatsApp, vai in impostazioni > chat e chiamate e fai “tap” sulla voce estrai tutte dall’archivio.

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Vuoi bloccare temporaneamente un contatto di WhatsApp in modo che questo non possa far ricomparire una chat archiviata nella schermata principale dell’applicazione? Nessun problema, è facilissimo. Tutto quello che devi fare è selezionare la discussione da bloccare, pigiare sul pulsante (…) che si trova in alto a destra e selezionare la voce info dal menu che compare.

Nella schermata che si apre, pigia sul pulsante (…) che si trova in basso a destra, seleziona la voce blocca dal menu che compare e il gioco è fatto. Successivamente, per sbloccare il contatto bloccato e tornare a ricevere i suoi messaggi, vai nel menu impostazioni > contatti > contatti bloccati di WhatsApp, tieni il dito premuto sul nominativo da sbloccare e seleziona la voce sblocca dal menu che si apre.

Nascondere o bloccare WhatsApp

Come nascondere conversazioni WhatsApp

Anziché nascondere le discussioni in WhatsApp vorresti rimuovere l’icona dell’applicazione dal menu principale del tuo smartphone? Se utilizzi un terminale Android puoi ricorrere ad un launcher che permette di nascondere le icone del drawer (come ad esempio l’ottimo Nova Launcher Prime) oppure puoi installare un’applicazione come AppHider (che però funziona solo sui dispositivi sottoposti alla procedura di root). Se invece hai un iPhone puoi ricorrere alla funzione “restrizioni” di iOS oppure a tweak di Cydia come Springtomize (che ovviamente è disponibile solo sui telefoni sottoposti alla procedura di jailbreak). Per saperne di più consulta i miei tutorial su come nascondere app Android e come nascondere app iPhone.

Preferiresti bloccare l’accesso a WhatsApp con una password? Nulla di impossibile, ci sono delle applicazioni che permettono di fare ciò in maniera molto semplice. Se utilizzi un terminale Android puoi rivolgerti a Norton App Lock che funziona anche senza il root ed è completamente gratuita. Se hai un iPhone, invece, devi fare il jailbreak e installare un tweak come iAppLock o BioProtect. Per scoprire come utilizzare tutte le risorse che ti ho appena segnalato, leggi il mio tutorial su come mettere la password su WhatsApp: lì trovi spiegato tutto.

 

fonte: http://www.aranzulla.it/come-nascondere-conversazioni-whatsapp-939341.html

Considerare il seguente scenario.

  • È stato installato Microsoft SQL Server 2008 Express o Microsoft SQL Server 2008 Express con Advanced Services.
  • È stato effettuato l'aggiornamento a Microsoft SQL Server 2008 Developer, Microsoft SQL Server 2008 Enterprise o a Microsoft SQL Server 2008 Standard utilizzando il seguente comando della riga di comando:
    setup.exe /q /action=editionupgrade /instancename=nome di istanza /pid=numero di serie della versione appropriata
    Oppure, è stato effettuato l'aggiornamento a SQL Server 2008 Developer, SQL Server 2008 Enterprise o a SQL Server 2008 Standard utilizzando l'interfaccia grafica utente (GUI).
  • Avviare Gestione controllo servizi.

    Nota Per eseguire questa operazione, fare clic su StartEsegui, quindi digitare services.msc.
  • Individuare il servizio SQL Server Agent e provare ad avviarlo.

In questa situazione, il servizio SQL Server Agent non viene avviato. Nel registro eventi, inoltre, viene registrato il seguente messaggio di errore:

Impossibile avviare SQLServerAgent (motivo: errore durante la creazione di una nuova sessione)
Cause
Tale problema si verifica a causa della creazione e della mancata abilitazione del servizio SQL Server Agent in SQL Server 2008 Express e in SQL Server 2008 Express con Advanced Services. Questa situazione è legata a caratteristiche di progettazione.
 
Risoluzione
Per risolvere il problema, utilizzare uno dei seguenti metodi, a seconda del sistema operativo in uso.

Windows Server 2003 o Windows XP

Utilizzare uno dei seguenti metodi.

Metodo 1: Abilitare il servizio SQL Server Agent utilizzando Gestione configurazione SQL Server

Per eseguire questa operazione, attenersi alla seguente procedura:
  1. Fare clic su Start, su Programmi, quindi scegliere SQL Server 2008.
  2. Fare clic su Strumenti di configurazione, quindi scegliere Gestione configurazione SQL Server.
  3. Espandere Servizi di SQL Server 2008.
  4. Individuare il servizio SQL Server Agent. Il servizio SQL Server Agent viene denominato "SQL Server Agent" per le istanze predefinite e "SQL Server Agent (nome di istanza)" per le istanze denominate.
  5. Fare clic con il pulsante destro del mouse su SQL Server Agent, quindi scegliere Proprietà.
  6. Nella scheda Connessione fare clic per selezionare la casella di controllo Account. Specificare un nome account e password diversi.
  7. Nella sezione Stato del servizio, fare clic su Avvia, quindi scegliere OK.

Metodo 2: Abilitare il servizio SQL Server Agent tramite Gestione controllo servizi

Per abilitare il servizio SQL Server Agent automaticamente, andare alla sezione "Correzione automatica". Se si preferisce abilitare il servizio SQL Server Agent manualmente, andare alla sezione "Correzione manuale".
 

Correzione automatica



Per abilitare il servizio SQL Server Agent automaticamente, fare clic sul pulsante o sul collegamento Fix it. Quindi fare clic su Esegui nella finestra di dialogoDownload file e attenersi alla procedura guidata Fix it.




Note
  • Al termine dell'installazione della correzione automatica, è necessario modificare manualmente l'account di accesso predefinito del servizio SQL Server Agent. Inoltre, assicurarsi che l'account del servizio specificato faccia parte del gruppo locale di SQL Server Agent.
  • Questa procedura guidata potrebbe essere disponibile solo in lingua inglese. La correzione automatica, tuttavia, funziona anche per versioni di Windows in altre lingue.
  • Se non si sta utilizzando il computer che presenta il problema, è possibile salvare la soluzione Fix it su un'unità di memoria flash o su un CD ed eseguirla sul computer interessato dal problema.

Accedere, quindi, alla sezione "Il problema è stato risolto?".

 


Correzione manuale

Per effettuare questa operazione, attenersi alla procedura descritta di seguito.
  1. Fare clic sul pulsante Start, scegliere Esegui, digitare services.msc, quindi scegliere OK.
  2. In Gestione controllo servizi, individuare il servizio SQL Server Agent appropriato. Il servizio SQL Server Agent viene denominato "SQL Server Agent" per le istanze predefinite e "SQL Server Agent (nome di istanza)" per le istanze denominate.
  3. Fare clic con il pulsante destro del mouse sul servizio SQL Server Agent. Nella scheda Generale, modificare il tipo di avvio da Disabilitato in qualunque altro valore appropriato.
  4. Fare clic sulla scheda Connessione, quindi fare clic per selezionare la casella di controllo Account. Specificare account e password del servizio, quindi fare clic su OK.
Dopo aver abilitato il servizio utilizzando Gestione controllo servizio, assicurarsi che l'account del servizio specificato faccia parte del gruppo locale di SQL Server Agent. Per effettuare questa operazione, attenersi alla seguente procedura:
  1. Fare clic sul pulsante Start, scegliere Esegui, digitare compmgmt.msc, quindi scegliere OK.
  2. Espandere Utilità di sistema, quindi Utenti e gruppi locali e infine Gruppi.
  3. Nel riquadro di spostamento, individuare il gruppo dell'agente appropriato. Il nome dell'agente di gruppo è "SQLServerAgentUser$Nome computer$Nome di istanza".

    Nota Per le istanze predefinite, il nome di istanza è "MSSQLSERVER."
  4. Fare doppio clic sul gruppo per visualizzarne i membri. Aggiungere l'account del servizio come membro del gruppo. 

    Se è presente un account del servizio precedente, eliminarlo.
Dopo essersi assicurati che l'account del servizio fa parte del gruppo locale SQL Server Agent, aggiungere l'account del servizio come amministratore di sistema per SQL Server 2008.

Windows Server 2008 o Windows Vista

Per risolvere il problema in Windows Server 2008 o in Windows Vista, attenersi alla seguente procedura.

Passaggio 1: Abilitazione del servizio SQL Server Agent tramite Gestione controllo servizi

Per abilitare il servizio SQL Server Agent automaticamente, andare alla sezione "Correzione automatica". Se si preferisce abilitare il servizio SQL Server Agent manualmente, andare alla sezione "Correzione manuale".
 

Correzione automatica



Per abilitare il servizio SQL Server Agent automaticamente, fare clic sul pulsante o sul collegamento Fix it. Quindi fare clic su Esegui nella finestra di dialogoDownload file e attenersi alla procedura guidata Fix it.




Note
  • Questa procedura guidata potrebbe essere disponibile solo in lingua inglese. La correzione automatica, tuttavia, funziona anche per versioni di Windows in altre lingue.
  • Se non si sta utilizzando il computer che presenta il problema, è possibile salvare la soluzione Fix it su un'unità di memoria flash o su un CD ed eseguirla sul computer interessato dal problema.

Accedere, quindi, alla sezione "Il problema è stato risolto?".

 


Correzione manuale

Per effettuare questa operazione, attenersi alla seguente procedura:
  1. Fare clic sul pulsante Start, scegliere Esegui, digitare services.msc, quindi scegliere OK.
  2. In Gestione controllo servizi, individuare il servizio SQL Server Agent appropriato. Il servizio SQL Server Agent viene denominato "SQL Server Agent" per le istanze predefinite e "SQL Server Agent (nome di istanza)" per le istanze denominate.
  3. Fare clic con il pulsante destro del mouse sul servizio SQL Server Agent, quindi scegliere Proprietà.
  4. Nella scheda Generale, modificare il tipo di avvio da Disabilitato in qualunque altro valore appropriato.

Passaggio 2: Aggiunta di un'entità di sicurezza del servizio SQL Server Agent come amministratore di sistema per SQL Server 2008

Note L'entità di sicurezza del servizio viene denominata "NT SERVICE\MSSQLSERVER" per le istanze predefinite e "NT SERVICE\SQLAGENT$nome di istanza" per le istanze denominate.

Per ulteriori informazioni su come aggiungere un'entità di sicurezza del servizio SQL Server Agent, visitare il seguente sito Web Microsoft Developer Network (informazioni in lingua inglese):
 

Il problema è stato risolto?

  • Controllare se il problema è stato risolto. Se il problema è stato risolto, non è necessario continuare la lettura di questa sezione. Se il problema non è stato risolto, contattare il supporto tecnico.
  • I commenti degli utenti sono molto utili. Per fornire commenti o segnalare problemi relativi a questa soluzione, lasciare un commento nel blog "Correzione automatica" o inviare un messaggio di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. a Microsoft.

 

fonte: https://support.microsoft.com/it-it/kb/955763

numerevoli le e-mail disperate arrivate oggi in redazione a proposito di Skypeimpossibile accedere al celebre programma VoIP con le solite credenziali. Eppure non ho cambiato password, né tantomeno nome utente, è tutto come al solito. Che fare?

Il problema è dovuto a un errore che si verifica in un file nascosto di Skype chiamato shared.xml. Si risolve semplicemente eliminando il file. La rete pullula di sedicenti procedure che ti promettono di risolvere la questione, elargite anche da quotidiani generalisti di cui tutti ci fidiamo e che non perdono l'occasione per sparare veleno su Microsoft (che guardacaso ha appena acquistato Skype per una cifra astronomica e sembra averlo già contagiato con l'inaffidabilità dei suoi sistemi operativi, dicono i brillanti opinionisti del web).

Bene, bravi.

Peccato che il tutorial sia stato malamente tradotto dall'inglese e che l'errore sia stato disciplinatamente propagato da una testata all'altra attraverso il metodo salvatempo sì, ma assai rischioso, del copia/incolla, senza che nessuno si sia degnato, nel frattempo, di verificare la correttezza delle informazioni fornite ai lettori!

La procedura che offriamo su questo blog è meno arzigogolata delle altre che troverete in rete, semplice e rapida. E soprattutto testata sul campo. Come tradizione Softonic vuole.

Vi offriamo solo la soluzione per Windows e Ubuntu. Per chi ha un Mac dovrebbe essere sufficiente scaricare l'ultima versione aggiornata di Skype. Se hai iPhone e Android, invece, non dovresti aver riscontrato nessun problema.

Windows

1. Chiudi Skype.

2. Apri una cartella qualsiasi e accedi al menu Opzioni cartella/Visualizzazione

3. Attiva l'opzione "Visualizza cartelle e file nascosti"

4. Entra nella cartella C:\Documents and Settings\nomeutente\Dati Applicazioni\Skype

5. Localizza il file shared.xml ed eliminalo.

6. Avvia Skype (il file shared.xml verrà automaticamente ricreato).

Linux

Cancellare il file : /home/Nomeutente/.Skype/. Skype/shared.xml

/! fare il backup del suo profilo: copia tutti i file e cartelle (compreso file nascosti e file sistema) in una partizione o disco diverso /!

apri l'editor del registro sistema (ecco come)
e trova la chiave di registro:
HKEY_LOCAL_MACHINESOFTWAREMicrosoftWindows NTCurrentVersionProfileList
devi vedere due sottochiavi con lo stesso ID ma una con l'estensione .bak
rinomina la chiave SENZA .bak aggiungendo l'estensione .new
rinomina la chiave CON .bak rimuovendo l'estensione .bak

riavviare il computer

Se Dopo aver eseguito degli aggiornamenti in automatico , Outlook 2010 su PC con Windows7 32bit installato, si apre solo in modalità provvisoria (senza premere CTRL o altri tasti speciali). la soluzione è quella di disinstallare dagli aggiornamenti il KB3114409

Se avete bisogno dei tool per installazione di vmware, senza perdervi tra i meandri di internet  basta andare su questo sito, dove troverete tutte le versioni

 

https://packages.vmware.com/tools/esx/index.html

Al giorno d'oggi avere solo l'antivirus non basta, perchè ci sono dei programmi chiamati troian o spyware che spesso gli antivirus non riconoscono

 

la soluzione è qui sotto elencata...basta eseguirli e il pc sarà pulito da ogni troian o spyware presente

 

ADW CLEANER

 

LINK DOWNLOAD 

 

COMBOFIX

 

LINK DOWNLOAD

JUNKWARE REMOVAL TOOL



LINK DOWLOAD

Se vi capita questo errore "Errore Imprevisto" sul pannello di configurazione degli ip di windows, basta adottare questa procedura....problema probabilmente causato da un programma di pulizia file temporanei:

 

 

Windows runs a number of services in the background. You can find these background services with their current status in Services window (Press Windows + R, type services.msc and hit Enter). These services are also seen in a separate tab, under the hood of System Configuration Utility (commonly known as msconfig). Today, I came around a weird issue for the background services running in the Services window. Against each service, the status says “Failed to Read Description. Error Code 2″. Have a look at the following screenshot:

Failed To Read Description Error Code 2

Since there is error code 2, it can be concluded that background services files were missing from the system. The first and foremost thing I did after seeing the error, I just checked the  necessary files for the services. So it was everything OK with my system, the files were there ⯑ So I run the System File Checker to find out and fix possible corruption and rebooted. But there was no difference in the situation, services still showing the same error.

Now, I started by troubleshooting steps in another direction, and finally ended up all this mess with following solution:

Failed To Read Description. Error Code 2

1. Press Windows Key + R combination, type put Regedt32.exe in Run dialog box and hit Enter to open the Registry Editor.

 

^

REGEDIT Enable Or Disable Hyperlink Warnings For Office 2013 programs

2. Navigate to the following location:

HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\MUI

Services.MSC-Failed-To-Read-Description-Error-Code-2-1

3. Now right click on the MUI key and select New -> Key. Name the newly created key as StringCacheSettings. In the right pane of this newly created key, create a new DWORD value, name it as StringCacheGeneration. Double click this newly created DWORD to modify its Value data:

Services.MSC-Failed-To-Read-Description-Error-Code-2-3

4. In the above shown box, type the Value data as 38b. Make sure you have selected Hexadecimal base here. Click OK. You may now close the Registry Editor and reboot to get fixed up.

Hope this helps!

L’ultima versione del sistema operativo Microsoft, in attesa dell’ormai prossimo Windows 8, ha modificato e migliorato sensibilmente molti dettagli dell’usabilità del Desktop. Tra le novità meno reclamizzate si segnala per la sua utilità l’elenco Preferiti, visualizzato nella barra laterale sinistra in tutte le finestre di Esplora risorse, che permette di raggiungere con un solo clic il Desktop e la cartella Downloads. Un terzo collegamento di quest’elenco, utilissimo ma trascurato da tanti utenti, è Risorse recenti, che mostra la lista delle cartelle aperte negli ultimi tempi. Molti ignorano che l’elenco Preferiti può essere personalizzato a piacere, inserendovi i collegamenti sia alle cartelle utilizzate più spesso durante il lavoro quotidiano sia a quelle che servono magari di rado ma sono raggiungibili solo con una lunga e noiosa serie di clic.

La maniera più semplice per aggiungere un nuovo elemento all’elenco è trascinarvi sopra una cartella prelevata dal pannello di destra di Esplora risorse: il sistema operativo creerà automaticamente un nuovo collegamento. Altrettanto semplice è la rimozione di un link: basta fare clic destro sull’elemento e selezionare la voce Rimuovi nel menu contestuale; scegliendo invece Rinomina è possibile modificare il nome del link, mentre trascinando gli elementi se ne può cambiare l’ordine. Un’altra strada per raggiungere gli stessi risultati è quella che passa dalla cartella C:\Users\<Nome_Utente>\Links (se non è stata spostata), in cui sono fisicamente presenti i collegamenti mostrati nell’elenco Preferiti. Per rendere disponibile lo stesso insieme di collegamenti a tutti i nuovi utenti, potrete aggiungerli alla cartella Links dell’utente Default, raggiungibile dal percorso (nascosto) C:\Users\Default\Links.

 

 

 


Read more at http://www.pcprofessionale.it/come-fare/windows-7-i-preferiti-di-esplora-risorse/#TCGVW1YR5fiJV1Q7.99

Sintomi:

A volte Windows Server Backup non è riuscito a eseguire il backup dei dati. L'errore è:

L'operazione di ripristino punto condiviso con l'errore (0x81000101) La creazione di una copia shadow è scaduta. Riprovare l'operazione.

Nel Visualizzatore eventi, ha trovato il seguente errore:

L'operazione di backup che ha iniziato a '**** non è riuscito perché il volume dell'operazione Shadow Copy Service per creare una copia shadow dei volumi viene eseguito il backup non riuscita con seguente codice di errore' 2155348001 '. Si prega di rivedere i dettagli dell'evento per una soluzione, e quindi eseguire di nuovo l'operazione di backup una volta che il problema è stato risolto.

Causa:

Windows Server Backup è timeout durante la creazione di copie shadow dal momento che sta prendendo più di 10 minuti.

Risoluzioni:

- Eseguire regedit.exe e passare a "HKEY_LOCAL_MACHINESoftwareMicrosoftWindows NTCurrentVersionSPP"

- Creare un nuovo valore del Registro di sistema di tipo DWORD con il nome "CreateTimeout"

- Modificare il valore di 12000000 (2 * 10 * 60 * 1000 = 20 minuti) in decimale

Maggiori informazioni:

http://blogs.technet.com/b/filecab/archive/2009/09/16/diagnosing-failures-in-windows-server-backup-part-1-vss-spp-errors.aspx

Tutti i principali browser web disponibili sul mercato dispongono di un password manager ossia di una speciale funzionalità che si occupa, quando richiesto dall'utente, di memorizzare le credenziali d'accesso utilizzate per effettuare il login sui vari siti. In questo modo, non appena, durante una successiva sessione di lavoro ci si ricollegherà alla medesima pagina per il login, il browser predisporrà automaticamente – nei campi corrispondenti – il nome utente e la password precedentemente memorizzati.

 

Quando si lascia che il browser memorizzi le password è bene comunque tenere a mente che tali informazioni sono ben lungi dell'essere adeguatamente protette. E ciò non soltanto perché la maggior parte degli utenti non imposta una "master password", una parola chiave a protezione dell'intero archivio dei dati di autenticazione del browser ma perché tali informazioni possono essere facilmente recuperate Un software come WebBrowserPassView, ad esempio, consente di recuperare le password da browser quali Internet Explorer, Firefox, Chrome ed Opera avviando una semplice applicazione (l'abbiamo presentata nel dettaglio nell'articolo Mettere al sicuro le credenziali d'accesso con KeePass. Come importarle da qualunque browser). Il programma, però, non è attualmente capace di esporre in chiaro tutti i dati che siano stati protetti ricorrendo ad una "master password". In altre parole, se l'utente utilizza un browser web che consente di proteggere i dati di autenticazione precedentemente memorizzati ricorrendo ad una password principale, WebBrowserPassView attualmente non può nulla dal momento che i dati sono salvati su disco in forma cifrata.

 

Per i tecnici di Google, però, l'utilizzo di una "master password" infonderebbe negli utenti un falso senso di sicurezza. È proprio questo il motivo per cui, ad esempio, in Google Chrome manca del tutto la possibilità di impostare una password a protezione del proprio archivio dei dati di autenticazione.
In Chrome si è quindi preferito utilizzare una funzione API di Windows che rende possibile la decifratura del file contenente le password memorizzate dal browser solo utilizzando lo stesso account utente Windows.
Il problema, nel caso di Chrome, è che chiunque riesca ad accedere a Windows utilizzando uno degli account utente configurati sul sistema locale, potrà riuscire a mettere le mani sui dati di autenticazione. Va ricordato, a tal proposito, come le password associate agli account Windows locali possano essere agevolmente modificate od azzerate utilizzando apposite utilità (avevamo spiegato come modificare o azzerare le password degli account Windows nell'articolo Windows: cambiare la password di qualunque account dalla schermata di login e nel servizio Modificare od azzerare le password degli account Windows con Ubuntu live).

Ed anche quando si protegge l'archivio dei dati di autenticazione con una "master password", chi dovesse riuscire ad utilizzare l'account dell'utente, può utilizzare un semplice trucco che sfrutta proprio l'autocomposizione automatica dei moduli online.

In cosa consiste? Quando si visita una qualunque pagina dalla quale si può effettuare il login, il browser completa automaticamente i campi "nome utente" e "password". Nella casella relativa alla password, il browser inserisce dei puntini in modo tale che un'altra persona, situata nelle vicinanze, non possa immediatamente accorgersi della parola chiave scelta.

 

Cliccando con il tasto destro del mouse sulla casella "Password", quindi selezionando Ispeziona elemento, il browser mostrerà il sorgente della pagina evidenziando la riga HTML che provoca la comparsa della casella per l'inserimento della parola chiave:

In figura abbiamo rappresentato ciò che accade utilizzando Google Chrome ma la procedura è sostanzialmente la stessa da seguire, ad esempio, con Mozilla Firefox. In questo caso, bisognerà semplicemente accertarsi, dopo aver selezionato la voce Analizza elemento, di fare clic sul pulsante "Pannello codice" in basso a sinistra (accanto al pulsante "HTML") oppure premere la combinazione di tasti ALT+C):

Facendo doppio clic sul parametro type="password" si dovrà modificarlo, semplicemente, intype="text" e premere il tasto Invio.
Come per magia, apparirà la password precedentemente memorizzata dal browser in chiaro (i puntini presenti nel campo "Password" risulteranno scomparsi):

Per trovare password nascoste da asterischi o puntini il semplice trucco può essere molto più rapido rispetto alla consultazione dell'archivio mantenuto dal browser.
Niente magia, comunque. Le versioni più recenti di browser quali Google Chrome e Mozilla Firefox consentono di modificare il DOM (Document Object Model) di qualunque pagina. Nel nostro caso ci si è limitati a trasformare un campo "input" variandone la tipologia: se, secondo le specifiche HTML, un campo di tipo "password" mostra un asterisco od un puntino ad ogni carattere digitato, un campo "text" è una cella di testo tradizionale che mostra in forma palese qualunque termine digitato (provate ad esempio a modificare i campi "text" in "password" presenti in questa pagina cliccando poi Edit and click me).

Anche gli utenti di Internet Explorer possono raggiungere il medesimo obiettivo premendo il tasto F12 quindi selezionando il comando Seleziona elemento con un clic dal menù Trova:

 

Dopo aver fatto clic sul campo "Password", si potrà modificare il parametro type="password"trasformandolo in type="text".

fonte: http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Mostrare-le-password-nascoste-sotto-asterischi-e-puntini-nel-browser-web_9197

Vediamo come risolvere l’errore Memoria o spazio su disco insufficiente di Microsoft Office 2013.

Con Microsoft Excel 2013, tentando di aprire un file allegato a una mail, mi è comparso l’errore che vedete nella foto qui sotto.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

Il messaggio farebbe pensare a troppi programmi aperti, che saturano la memoria RAM, o al disco fisso che non ha più spazio per altri file.

Però sia RAM che hard disk erano liberi e non presentavano problemi.

Per curiosità clicco su Queste informazioni sono risultate utili? E la risposta è stata No, visto che la soluzione del mio problema non era per niente collegata a quanto scritto nell’avviso.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

Soluzione provvisoria

Per riuscire ad aprire il file, salvatelo sul disco fisso, in una cartella qualsiasi e cliccate con il tasto destro del mouse sopra la sua icona, dal menu si sceglie Proprietà.

Bisogna togliere il flag dalla casellina Annulla blocco in modo che scompaia tutta la scritta Sicurezza: Il file proviene da un altro computer. Per facilitare la protezione del computer potrebbe essere bloccato.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

Il problema del blocco si ripresenterà però con il prossimo file scaricato dal Web o allegato a una mail.

Soluzione definitiva

Per togliere definitivamente questo controllo, e blocco, bisogna aprire Microsoft Excel 2013, andare in File – Opzioni – Impostazioni centro protezione.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

Andare in Visualizzazione protetta e togliere i tre flag.

Eseguite questa modifica se i file che ricevete provengono da persone sicure e siete quindi abbastanza certi che non siano infetti. Se ritenete di poter ricevere dei file malevoli, sbloccateli ogni volta in modo eseguire i file in Visualizzazione protetta e ridurre i potenziali rischi per il computer.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

Il problema si presenta anche con gli altri file Microsoft Office e bisogna ripetere gli stessi passaggi visti per Microsoft Excel.

Microsoft Office 2013 l’errore Memoria spazio disco insufficiente

 

fonte: https://turbolab.it/windows-10/microsoft-office-2013-lerrore-memoria-spazio-disco-insufficiente-448

Se office 2013 non vi permette di fare il copia e incolla e vi restituire un errore che il documento è protetto e il copia e incolla è disattivato basta eseguire questa procedura:

 

Rinominare la chiave del registro HKEY_CURRENT_USER / Software / Microsoft / Office.

Da start /esegui digita REGEDIT, sfoglia fino alla chiave indicata poi cliccaci col tasto destro del mouse e scegli "rinomina". Dai alla chiave il nome Office.old.

 

Chiudi Regedit e avvia Word, risolve gran parte dei problemi del pacchetto Office.

ATTENZIONE PERO' CHE QUESTA OPERAZIONE AZZERA LE IMPOSTAZIONI DI OUTLOOK, quindi prima salvatele

skyepremiumgratis

 

Da alcune ore è comparsa sul Play Store una nuova applicazione che consente di guardare gratis Sky e Mediaset Premium compresi gli eventi sportivi.

Canali TV Italiana SKY è un’applicazione compatibile con tutti gli smartphone e tablet Android che consente di vedere gratis tutti i canali a pagamento di Sky e Mediaset Premium sfruttando un flusso video proveniente da server esterni.

Il bello dell’app è che non  necessario effettuare alcuna configurazione, infatti, una volta avviata entriamo immediatamente nella lista canali dalla quale è possibile selezionare quello preferito ed iniziare immediatamente la visione in streaming.

L’app che ti permette di guardare Gratis Sky e Mediaset

Purtroppo l’applicazione costa 3,49 € una tantum e quindi per utilizzarla è necessario pagare questo importo. Il costo calcolando le potenzialità della stessa è davvero irrisorio ma bisogna valutare con molta attenzione se conviene o meno acquistarla visto che la visione potrebbe essere ai limiti della legalità e stesso Google potrebbe decidere di rimuoverla dal suo Store.

L’utilizzo è consigliato con una rete Wi-Fi visto l’enorme consumo di traffico dati. Durante i nostri test abbiamo riscontrato che la visione è davvero fluida anche se in alcuni casi non vengono caricati canali per diverse ore.

 

fonte: http://www.tecnoandroid.it/guardare-sky-e-mediaset-premium-gratis-arriva-lapplicazione-sul-google-play-store/

Il 29 settembre Google ha lanciato ufficialmente i suoi nuovi device Nexus, rinnovando la propria lineup di smartphone, tablet e device compatibili. Questi nuovi dispositivi sono ora tutti equipaggianti con Android 6 “Marshmallow”, ovvero l’ultima release del Robottino Verde che introduce diverse novità interessanti, anche se non rivoluzionarie come fu per “Lollipop“.

La prima novità che salta all’occhio è la gestione dei permessi delle App, adesso molto più dettagliata e personalizzabile; sarà possibile selezionare singolarmente i permessi, come per esempio consentire la geolocalizzazione ma non l’accesso alla nostra rubrica ad una determinata applicazione. Si tratta di una feature attesa dall’utenza, che adesso avrà il totale controllo dei dati dalle varie App.

Arrivato anche il supporto ufficiale al riconoscimento delle impronte digitali. Ormai tutti i maggiori vendor offrono device con tali sensori ma il loro funzionamento era garantito con driver sviluppati ad hoc dal produttore. Adesso Mountain View fornirà ai vari developers di terze parti delle API per la gestione di tali sensori. Introdotto ancheAndroid Pay, evoluzione del vecchio Google Wallet, che gestirà tutti pagamenti all’interno dell’ecosistema di Big G e permetterà di effettuare transizioni monetarie tramite i POS abilitati. Ovviamente supportata l’identificazione tramite impronte digitali anche per questa piattaforma.

Migliorie in arrivo per la gestione energetica, grazie a Doze si avrà la possibilità di settare i consumi della batteria e lo standby del telefono in modo più efficace. Doze infatti sfrutterà i sensori di movimento sui device, rilevando i tempi di inattività e mandando “a dormire” Android quando necessario, riducendo così al minimo i processi in backgroud.

Sempre su Android 6 è stato finalmente implementato un sistema diBackup&Restore integrato nel sistema, ora le applicazioni potranno caricare i loro dati sul Cloud di Google in modo da permettere all’utente di ripristinare le proprie App senza dover spostare i dati manualmente. Novità anche per l’App Drawer che adesso dispone di una barra dove vengono visualizzate le App usate di recente assieme ad un’altra barra dove è possibile cercarle per nome.

Android “Marshmallow” fornisce anche una migliore gestione della RAM grazie ad un nuovo tool integrato che visualizza informazioni più dettagliate e accurate riguardato il consumo di memoria delle varie applicazioni. Arrivato anche il nuovo Adoptable Storage Devices, ovvero la possibilità di formattare una scheda microSD, o un disco USB, e farla visualizzare come memoria di sistema, in modo da non avere più problemi di spazio e non dover spostare manualmente le applicazioni.

Google ha finalmente lanciato anche Now on Tap, ovvero la possibilità di utilizzare Google Now senza chiudere l’App che si sta utilizzando. Ad esempio, se si sta leggendo una mail di un contatto si potrà invocare Google Now ed esso analizzerà il testo e fornirà indirizzi, numeri di telefono, possibilità di prenotare biglietti e tante altre opzione a seconda del tipo di messaggio e della conversazione in corso.

La distribuzione dell’update partirà dalle prossime settimane per Nexus 5, 6, 7, 9. Per quanto riguarda gli altri device si dovrà aspettare il produttore oppure rivolgersi alla comunità e flashare una Rom indipendente.

fonte: http://www.oneopensource.it/01/10/2015/android-6-marshmallow-ecco-le-novita/

Sono passati solamente pochissimi giorni dall’arrivo di PingPongRoot, il tool che permette di effettuare il root dei Galaxy (per ora solo gli S6) mantenendo Knox a 0 grazie ad una vulnerabilità di Android Lollipop.

Nel frattempo però il team che ne cura lo sviluppo ha già rilasciato varie versioni (sempre beta) che vanno a risolvere alcuni piccoli bug lamentati da alcuni utenti nella fase di installazione e soprattutto estendere la compatibilità anche al modello Galaxy S6 Edge.

 

L’ultima disponibile nel momento in cui scriviamo l’articolo è la 5.1, ora interamente basata sul gestore dei permessi SuperSu di Chainfire.

pingpongroot-galaxy-s6-edge

Per maggiori informazioni su PingPongRoot e i link per i download vi rimandiamo ancora una volta alla discussione di riferimento su Xda.

 

 

fonte: http://www.androidgalaxys.net/modding-galaxy/pingpongroot-galaxy-s6-edge-knox-0/

Oggigiorno poter effettuare pagamenti in tutta tranquillità e semplicità senza il rischio ed il timore di incorrere in eventuali problematiche è di fondamentale importanza e lo diventa ancor di più nel momento in cui la maggior parte delle operazioni vengono effettuate dagli utenti direttamente in mobilità, da smartphone e tablet. In un contesto di questo tipo 2Pay rappresenta sicuramente un’ottima soluzione.

 

Immagine di presentazione del  servizio di mobile payment 2Pay

2Pay è infatti un’app per Android e iOS disponibile gratuitamente sui rispettivi store dal 21 marzo che permette di effettuare transazioni a distanza e in prossimità, il tutto direttamente in tempo reale e con estrema semplicità e sicurezza. Si tratta di un innovativo sistema di mobile payment smart che va ad associare alla semplicità del pagare i già citati i vantaggi tutti derivanti dall’uso della tecnologia digitale.

 

Immagine che mostra il funzionamento di 2Pay su iPhone Utilizzare 2Pay è molto semplice. Basta infatti scaricare l’app, avviarla ed attendere la creazione automatica di un IBAN 2Pay associato al numero di cellulare.

Dopo la creazione dell’IBAN 2Pay tutte le transazioni avvengono  semplicemente inserendo il numero di cellulare di chi riceve il pagamento e il relativo PIN di sicurezza. In alternativa è possibile pagare generando dei QR Code.

L’app 2Pay può quindi risultare utilissima in diverse circostanze, comprese quelle, per così dire, più geek. Scaricando l’app 2Pay sul proprio smartphone e creando l’IBAN 2Pay è infatti possibile, ad esempio, acquistare in negozio il tablet adocchiato da tempo senza star li a pensarci troppo, della nuova RAM per il proprio PC direttamente dallo store online preferito, sbizzarrirsi nel preordinare biglietti per il cinema per i nuovi film Marvel e Star Wars, permettere ai propri figli di fare spese in autonomia ma senza contanti e senza il timore che lo stipendio venga completamente prosciugato e chi più ne ha più ne metta.

Tenendo conto del suo modus operandi 2Pay si rivela quindi una soluzione particolarmente vantaggiosa tanto per i “semplici” utenti quanto per i commerciati. Per gli utenti 2Pay risulta estremamente interessante poiché totalmente svincolato da conti e carte e facilmente ricaricabile mediante un semplice bonifico. Inoltre, per gli acquisti su piattaforme di e-commerce non è necessario inserire alcun dato grazie alla lettura del QR Code. Per i commercianti a risultare particolarmente vantaggioso è invece il fatto che utilizzare 2Pay non prevede costi di attivazione o percentuali sulle operazioni effettuate.

Ad incentivare l’utilizzo di 2Pay da ambo le parti sono poi i servizi di cashback e socializzazione degli acquisti. Per quanto riguarda il cashback a discrezione di ciascun commerciante per ogni acquisto al cliente è possibile riconoscere una percentuale dell’importo versato come credito. Per gli utenti che condividono l’esperienza d’acquisto sui propri canali social è poi previsto un crashback aggiuntivo.

fonte: http://www.geekissimo.com/2015/04/22/2pay-nuovo-sistema-mobile-payment-smart/

Finalmente anche per i Galaxy S4 I9505 è disponibile un primo firmware completo basato sulla versione Lollipop 5.0.1 della Samsung.

 

La versione non è ancora da considerarsi ufficiale in quanto non rilasciato attraverso i consueti canali di aggiornamento Samsung (Kies o modalità Ota).

 

Il pacchetto in ogni caso è originale ed è stato condiviso su Xda da alcuni utenti che ne sono venuti in possesso.

Il formato in cui si presenta è quello a basso livello, ossia costituito dal file di pit, bootloader, pda e csc separati.

Ecco come configurare odin per l’installazione (procedura consigliata solo ad utenti esperti, i dati sul telefono andranno persi):

campo AP/PDA: file AP_I9505XXUH0A7…
campo CP/MODEM: file CP_I9505XXUH0A7…
campo CSC: file CAP_I9505XXUH0A7…
campo PIT: inserire il file .pit contenuto nell’archvio e assicurarsi che l’opzione re-partition di odin sia attivata
- non inserire il bootloader se si vuole ritornare indietro a kitkat
- al termine dell’installazione è raccomandato un hard reset

 

Ecco da dove poter scaricare il pacchetto:  mirror 2

Al momento non si conosce ancora quando potrebbero arrivare i primi aggiornamenti ufficiali, ma considerando che per le varianti Exynos del Galaxy S4 sono già disponibili dovrebbe essere questione soltanto di poche settimane.

 fonte: http://www.androidgalaxys.net/news-galaxy-s4/primo-firmware-completo-lollipop-installabile-sui-galaxy-s4-i9505-originale-ma-non-ufficiale/

se avete bisogno dei codici per inserire simboli come caratteri nei css eccovi la lista

 

  •  fa-glass "\f000"
  •  fa-music "\f001"
  •  fa-search "\f002"
  •  fa-envelope-o "\f003"
  •  fa-heart "\f004"
  •  fa-star "\f005"
  •  fa-star-o "\f006"
  •  fa-user "\f007"
  •  fa-film "\f008"
  •  fa-th-large "\f009"
  •  fa-th "\f00a"
  •  fa-th-list "\f00b"
  •  fa-check "\f00c"
  •  fa-times "\f00d"
  •  fa-search-plus "\f00e"
  •  fa-search-minus "\f010"
  •  fa-power-off "\f011"
  •  fa-signal "\f012"
  •  fa-cog "\f013"
  •  fa-trash-o "\f014"
  •  fa-home "\f015"
  •  fa-file-o "\f016"
  •  fa-clock-o "\f017"
  •  fa-road "\f018"
  •  fa-download "\f019"
  •  fa-arrow-circle-o-down "\f01a"
  •  fa-arrow-circle-o-up "\f01b"
  •  fa-inbox "\f01c"
  •  fa-play-circle-o "\f01d"
  •  fa-repeat "\f01e"
  •  fa-refresh "\f021"
  •  fa-list-alt "\f022"
  •  fa-lock "\f023"
  •  fa-flag "\f024"
  •  fa-headphones "\f025"
  •  fa-volume-off "\f026"
  •  fa-volume-down "\f027"
  •  fa-volume-up "\f028"
  •  fa-qrcode "\f029"
  •  fa-barcode "\f02a"
  •  fa-tag "\f02b"
  •  fa-tags "\f02c"
  •  fa-book "\f02d"
  •  fa-bookmark "\f02e"
  •  fa-print "\f02f"
  •  fa-camera "\f030"
  •  fa-font "\f031"
  •  fa-bold "\f032"
  •  fa-italic "\f033"
  •  fa-text-height "\f034"
  •  fa-text-width "\f035"
  •  fa-align-left "\f036"
  •  fa-align-center "\f037"
  •  fa-align-right "\f038"
  •  fa-align-justify "\f039"
  •  fa-list "\f03a"
  •  fa-outdent "\f03b"
  •  fa-indent "\f03c"
  •  fa-video-camera "\f03d"
  •  fa-picture-o "\f03e"
  •  fa-pencil "\f040"
  •  fa-map-marker "\f041"
  •  fa-adjust "\f042"
  •  fa-tint "\f043"
  •  fa-pencil-square-o "\f044"
  •  fa-share-square-o "\f045"
  •  fa-check-square-o "\f046"
  •  fa-arrows "\f047"
  •  fa-step-backward "\f048"
  •  fa-fast-backward "\f049"
  •  fa-backward "\f04a"
  •  fa-play "\f04b"
  •  fa-pause "\f04c"
  •  fa-stop "\f04d"
  •  fa-forward "\f04e"
  •  fa-fast-forward "\f050"
  •  fa-step-forward "\f051"
  •  fa-eject "\f052"
  •  fa-chevron-left "\f053"
  •  fa-chevron-right "\f054"
  •  fa-plus-circle "\f055"
  •  fa-minus-circle "\f056"
  •  fa-times-circle "\f057"
  •  fa-check-circle "\f058"
  •  fa-question-circle "\f059"
  •  fa-info-circle "\f05a"
  •  fa-crosshairs "\f05b"
  •  fa-times-circle-o "\f05c"
  •  fa-check-circle-o "\f05d"
  •  fa-ban "\f05e"
  •  fa-arrow-left "\f060"
  •  fa-arrow-right "\f061"
  •  fa-arrow-up "\f062"
  •  fa-arrow-down "\f063"
  •  fa-share "\f064"
  •  fa-expand "\f065"
  •  fa-compress "\f066"
  •  fa-plus "\f067"
  •  fa-minus "\f068"
  •  fa-asterisk "\f069"
  •  fa-exclamation-circle "\f06a"
  •  fa-gift "\f06b"
  •  fa-leaf "\f06c"
  •  fa-fire "\f06d"
  •  fa-eye "\f06e"
  •  fa-eye-slash "\f070"
  •  fa-exclamation-triangle "\f071"
  •  fa-plane "\f072"
  •  fa-calendar "\f073"
  •  fa-random "\f074"
  •  fa-comment "\f075"
  •  fa-magnet "\f076"
  •  fa-chevron-up "\f077"
  •  fa-chevron-down "\f078"
  •  fa-retweet "\f079"
  •  fa-shopping-cart "\f07a"
  •  fa-folder "\f07b"
  •  fa-folder-open "\f07c"
  •  fa-arrows-v "\f07d"
  •  fa-arrows-h "\f07e"
  •  fa-bar-chart "\f080"
  •  fa-twitter-square "\f081"
  •  fa-facebook-square "\f082"
  •  fa-camera-retro "\f083"
  •  fa-key "\f084"
  •  fa-cogs "\f085"
  •  fa-comments "\f086"
  •  fa-thumbs-o-up "\f087"
  •  fa-thumbs-o-down "\f088"
  •  fa-star-half "\f089"
  •  fa-heart-o "\f08a"
  •  fa-sign-out "\f08b"
  •  fa-linkedin-square "\f08c"
  •  fa-thumb-tack "\f08d"
  •  fa-external-link "\f08e"
  •  fa-sign-in "\f090"
  •  fa-trophy "\f091"
  •  fa-github-square "\f092"
  •  fa-upload "\f093"
  •  fa-lemon-o "\f094"
  •  fa-phone "\f095"
  •  fa-square-o "\f096"
  •  fa-bookmark-o "\f097"
  •  fa-phone-square "\f098"
  •  fa-twitter "\f099"
  •  fa-facebook "\f09a"
  •  fa-github "\f09b"
  •  fa-unlock "\f09c"
  •  fa-credit-card "\f09d"
  •  fa-rss "\f09e"
  •  fa-hdd-o "\f0a0"
  •  fa-bullhorn "\f0a1"
  •  fa-bell "\f0f3"
  •  fa-certificate "\f0a3"
  •  fa-hand-o-right "\f0a4"
  •  fa-hand-o-left "\f0a5"
  •  fa-hand-o-up "\f0a6"
  •  fa-hand-o-down "\f0a7"
  •  fa-arrow-circle-left "\f0a8"
  •  fa-arrow-circle-right "\f0a9"
  •  fa-arrow-circle-up "\f0aa"
  •  fa-arrow-circle-down "\f0ab"
  •  fa-globe "\f0ac"
  •  fa-wrench "\f0ad"
  •  fa-tasks "\f0ae"
  •  fa-filter "\f0b0"
  •  fa-briefcase "\f0b1"
  •  fa-arrows-alt "\f0b2"
  •  fa-users "\f0c0"
  •  fa-link "\f0c1"
  •  fa-cloud "\f0c2"
  •  fa-flask "\f0c3"
  •  fa-scissors "\f0c4"
  •  fa-files-o "\f0c5"
  •  fa-paperclip "\f0c6"
  •  fa-floppy-o "\f0c7"
  •  fa-square "\f0c8"
  •  fa-bars "\f0c9"
  •  fa-list-ul "\f0ca"
  •  fa-list-ol "\f0cb"
  •  fa-strikethrough "\f0cc"
  •  fa-underline "\f0cd"
  •  fa-table "\f0ce"
  •  fa-magic "\f0d0"
  •  fa-truck "\f0d1"
  •  fa-pinterest "\f0d2"
  •  fa-pinterest-square "\f0d3"
  •  fa-google-plus-square "\f0d4"
  •  fa-google-plus "\f0d5"
  •  fa-money "\f0d6"
  •  fa-caret-down "\f0d7"
  •  fa-caret-up "\f0d8"
  •  fa-caret-left "\f0d9"
  •  fa-caret-right "\f0da"
  •  fa-columns "\f0db"
  •  fa-sort "\f0dc"
  •  fa-sort-desc "\f0dd"
  •  fa-sort-asc "\f0de"
  •  fa-envelope "\f0e0"
  •  fa-linkedin "\f0e1"
  •  fa-undo "\f0e2"
  •  fa-gavel "\f0e3"
  •  fa-tachometer "\f0e4"
  •  fa-comment-o "\f0e5"
  •  fa-comments-o "\f0e6"
  •  fa-bolt "\f0e7"
  •  fa-sitemap "\f0e8"
  •  fa-umbrella "\f0e9"
  •  fa-clipboard "\f0ea"
  •  fa-lightbulb-o "\f0eb"
  •  fa-exchange "\f0ec"
  •  fa-cloud-download "\f0ed"
  •  fa-cloud-upload "\f0ee"
  •  fa-user-md "\f0f0"
  •  fa-stethoscope "\f0f1"
  •  fa-suitcase "\f0f2"
  •  fa-bell-o "\f0a2"
  •  fa-coffee "\f0f4"
  •  fa-cutlery "\f0f5"
  •  fa-file-text-o "\f0f6"
  •  fa-building-o "\f0f7"
  •  fa-hospital-o "\f0f8"
  •  fa-ambulance "\f0f9"
  •  fa-medkit "\f0fa"
  •  fa-fighter-jet "\f0fb"
  •  fa-beer "\f0fc"
  •  fa-h-square "\f0fd"
  •  fa-plus-square "\f0fe"
  •  fa-angle-double-left "\f100"
  •  fa-angle-double-right "\f101"
  •  fa-angle-double-up "\f102"
  •  fa-angle-double-down "\f103"
  •  fa-angle-left "\f104"
  •  fa-angle-right "\f105"
  •  fa-angle-up "\f106"
  •  fa-angle-down "\f107"
  •  fa-desktop "\f108"
  •  fa-laptop "\f109"
  •  fa-tablet "\f10a"
  •  fa-mobile "\f10b"
  •  fa-circle-o "\f10c"
  •  fa-quote-left "\f10d"
  •  fa-quote-right "\f10e"
  •  fa-spinner "\f110"
  •  fa-circle "\f111"
  •  fa-reply "\f112"
  •  fa-github-alt "\f113"
  •  fa-folder-o "\f114"
  •  fa-folder-open-o "\f115"
  •  fa-smile-o "\f118"
  •  fa-frown-o "\f119"
  •  fa-meh-o "\f11a"
  •  fa-gamepad "\f11b"
  •  fa-keyboard-o "\f11c"
  •  fa-flag-o "\f11d"
  •  fa-flag-checkered "\f11e"
  •  fa-terminal "\f120"
  •  fa-code "\f121"
  •  fa-reply-all "\f122"
  •  fa-star-half-o "\f123"
  •  fa-location-arrow "\f124"
  •  fa-crop "\f125"
  •  fa-code-fork "\f126"
  •  fa-chain-broken "\f127"
  •  fa-question "\f128"
  •  fa-info "\f129"
  •  fa-exclamation "\f12a"
  •  fa-superscript "\f12b"
  •  fa-subscript "\f12c"
  •  fa-eraser "\f12d"
  •  fa-puzzle-piece "\f12e"
  •  fa-microphone "\f130"
  •  fa-microphone-slash "\f131"
  •  fa-shield "\f132"
  •  fa-calendar-o "\f133"
  •  fa-fire-extinguisher "\f134"
  •  fa-rocket "\f135"
  •  fa-maxcdn "\f136"
  •  fa-chevron-circle-left "\f137"
  •  fa-chevron-circle-right "\f138"
  •  fa-chevron-circle-up "\f139"
  •  fa-chevron-circle-down "\f13a"
  •  fa-html5 "\f13b"
  •  fa-css3 "\f13c"
  •  fa-anchor "\f13d"
  •  fa-unlock-alt "\f13e"
  •  fa-bullseye "\f140"
  •  fa-ellipsis-h "\f141"
  •  fa-ellipsis-v "\f142"
  •  fa-rss-square "\f143"
  •  fa-play-circle "\f144"
  •  fa-ticket "\f145"
  •  fa-minus-square "\f146"
  •  fa-minus-square-o "\f147"
  •  fa-level-up "\f148"
  •  fa-level-down "\f149"
  •  fa-check-square "\f14a"
  •  fa-pencil-square "\f14b"
  •  fa-external-link-square "\f14c"
  •  fa-share-square "\f14d"
  •  fa-compass "\f14e"
  •  fa-caret-square-o-down "\f150"
  •  fa-caret-square-o-up "\f151"
  •  fa-caret-square-o-right "\f152"
  •  fa-eur "\f153"
  •  fa-gbp "\f154"
  •  fa-usd "\f155"
  •  fa-inr "\f156"
  •  fa-jpy "\f157"
  •  fa-rub "\f158"
  •  fa-krw "\f159"
  •  fa-btc "\f15a"
  •  fa-file "\f15b"
  •  fa-file-text "\f15c"
  •  fa-sort-alpha-asc "\f15d"

  •  fa-sort-alpha-desc "\f15e"
  •  fa-sort-amount-asc "\f160"
  •  fa-sort-amount-desc "\f161"
  •  fa-sort-numeric-asc "\f162"
  •  fa-sort-numeric-desc "\f163"
  •  fa-thumbs-up "\f164"
  •  fa-thumbs-down "\f165"
  •  fa-youtube-square "\f166"
  •  fa-youtube "\f167"
  •  fa-xing "\f168"
  •  fa-xing-square "\f169"
  •  fa-youtube-play "\f16a"
  •  fa-dropbox "\f16b"
  •  fa-stack-overflow "\f16c"
  •  fa-instagram "\f16d"
  •  fa-flickr "\f16e"
  •  fa-adn "\f170"
  •  fa-bitbucket "\f171"
  •  fa-bitbucket-square "\f172"
  •  fa-tumblr "\f173"
  •  fa-tumblr-square "\f174"
  •  fa-long-arrow-down "\f175"
  •  fa-long-arrow-up "\f176"
  •  fa-long-arrow-left "\f177"
  •  fa-long-arrow-right "\f178"
  •  fa-apple "\f179"
  •  fa-windows "\f17a"
  •  fa-android "\f17b"
  •  fa-linux "\f17c"
  •  fa-dribbble "\f17d"
  •  fa-skype "\f17e"
  •  fa-foursquare "\f180"
  •  fa-trello "\f181"
  •  fa-female "\f182"
  •  fa-male "\f183"
  •  fa-gittip "\f184"
  •  fa-sun-o "\f185"
  •  fa-moon-o "\f186"
  •  fa-archive "\f187"
  •  fa-bug "\f188"
  •  fa-vk "\f189"
  •  fa-weibo "\f18a"
  •  fa-renren "\f18b"
  •  fa-pagelines "\f18c"
  •  fa-stack-exchange "\f18d"
  •  fa-arrow-circle-o-right "\f18e"
  •  fa-arrow-circle-o-left "\f190"
  •  fa-caret-square-o-left "\f191"
  •  fa-dot-circle-o "\f192"
  •  fa-wheelchair "\f193"
  •  fa-vimeo-square "\f194"
  •  fa-try "\f195"
  •  fa-plus-square-o "\f196"
  •  fa-space-shuttle "\f197"
  •  fa-slack "\f198"
  •  fa-envelope-square "\f199"
  •  fa-wordpress "\f19a"
  •  fa-openid "\f19b"
  •  fa-university "\f19c"
  •  fa-graduation-cap "\f19d"
  •  fa-yahoo "\f19e"
  •  fa-google "\f1a0"
  •  fa-reddit "\f1a1"
  •  fa-reddit-square "\f1a2"
  •  fa-stumbleupon-circle "\f1a3"
  •  fa-stumbleupon "\f1a4"
  •  fa-delicious "\f1a5"
  •  fa-digg "\f1a6"
  •  fa-pied-piper "\f1a7"
  •  fa-pied-piper-alt "\f1a8"
  •  fa-drupal "\f1a9"
  •  fa-joomla "\f1aa"
  •  fa-language "\f1ab"
  •  fa-fax "\f1ac"
  •  fa-building "\f1ad"
  •  fa-child "\f1ae"
  •  fa-paw "\f1b0"
  •  fa-spoon "\f1b1"
  •  fa-cube "\f1b2"
  •  fa-cubes "\f1b3"
  •  fa-behance "\f1b4"
  •  fa-behance-square "\f1b5"
  •  fa-steam "\f1b6"
  •  fa-steam-square "\f1b7"
  •  fa-recycle "\f1b8"
  •  fa-car "\f1b9"
  •  fa-taxi "\f1ba"
  •  fa-tree "\f1bb"
  •  fa-spotify "\f1bc"
  •  fa-deviantart "\f1bd"
  •  fa-soundcloud "\f1be"
  •  fa-database "\f1c0"
  •  fa-file-pdf-o "\f1c1"
  •  fa-file-word-o "\f1c2"
  •  fa-file-excel-o "\f1c3"
  •  fa-file-powerpoint-o "\f1c4"
  •  fa-file-image-o "\f1c5"
  •  fa-file-archive-o "\f1c6"
  •  fa-file-audio-o "\f1c7"
  •  fa-file-video-o "\f1c8"
  •  fa-file-code-o "\f1c9"
  •  fa-vine "\f1ca"
  •  fa-codepen "\f1cb"
  •  fa-jsfiddle "\f1cc"
  •  fa-life-ring "\f1cd"
  •  fa-circle-o-notch "\f1ce"
  •  fa-rebel "\f1d0"
  •  fa-empire "\f1d1"
  •  fa-git-square "\f1d2"
  •  fa-git "\f1d3"
  •  fa-hacker-news "\f1d4"
  •  fa-tencent-weibo "\f1d5"
  •  fa-qq "\f1d6"
  •  fa-weixin "\f1d7"
  •  fa-paper-plane "\f1d8"
  •  fa-paper-plane-o "\f1d9"
  •  fa-history "\f1da"
  •  fa-circle-thin "\f1db"
  •  fa-header "\f1dc"
  •  fa-paragraph "\f1dd"
  •  fa-sliders "\f1de"
  •  fa-share-alt "\f1e0"
  •  fa-share-alt-square "\f1e1"
  •  fa-bomb "\f1e2"
  •  fa-futbol-o "\f1e3"
  •  fa-tty "\f1e4"
  •  fa-binoculars "\f1e5"
  •  fa-plug "\f1e6"
  •  fa-slideshare "\f1e7"
  •  fa-twitch "\f1e8"
  •  fa-yelp "\f1e9"
  •  fa-newspaper-o "\f1ea"
  •  fa-wifi "\f1eb"
  •  fa-calculator "\f1ec"
  •  fa-paypal "\f1ed"
  •  fa-google-wallet "\f1ee"
  •  fa-cc-visa "\f1f0"
  •  fa-cc-mastercard "\f1f1"
  •  fa-cc-discover "\f1f2"
  •  fa-cc-amex "\f1f3"
  •  fa-cc-paypal "\f1f4"
  •  fa-cc-stripe "\f1f5"
  •  fa-bell-slash "\f1f6"
  •  fa-bell-slash-o "\f1f7"
  •  fa-trash "\f1f8"
  •  fa-copyright "\f1f9"
  •  fa-at "\f1fa"
  •  fa-eyedropper "\f1fb"
  •  fa-paint-brush "\f1fc"
  •  fa-birthday-cake "\f1fd"
  •  fa-area-chart "\f1fe"
  •  fa-pie-chart "\f200"
  •  fa-line-chart "\f201"
  •  fa-lastfm "\f202"
  •  fa-lastfm-square "\f203"
  •  fa-toggle-off "\f204"
  •  fa-toggle-on "\f205"
  •  fa-bicycle "\f206"
  •  fa-bus "\f207"
  •  fa-ioxhost "\f208"
  •  fa-angellist "\f209"
  •  fa-cc "\f20a"
  •  fa-ils "\f20b"
  •  fa-meanpath "\f20c"

Un ottimo posto per inserire gli annunci di Google è sicuramente sotto il titolo di un articolo, spesso però potrebbe rivelarsi un problema per molti di noi, soprattutto per chi è alle prime armi con Joomla. Esistono diversi metodi per inserire i propri annunci Google sotto il titolo, andiamo ad esaminarli uno per volta.

 

 

Metodo loadposition

Un metodo molto usato è quello del { loadposition … }.

In cosa consiste? Semplicemente nel creare un nuovo modulo (HTML_Personalizzato) dove andiamo ad inserire il nostro codice AdSense caricandolo in una precisa posizione, ad esempio adsense.

Ora non ci resta che caricare il modulo nell’articolo dove più preferiamo scrivendo semplicemente { loadposition adsense }. Questo metodo tuttavia potrebbe risultare scomodo nel caso in cui il nostro sito contiene numerose pagine e ci troveremo costretti ad inserire in ogni pagina all’inizio dell’articolo.

Metodo override

Una soluzione a questa inconvenienza potrebbe essere quella di creare un Override per modificare il file di content (/components/com_content/views/article/tmpl/default.php), questo è un metodo che ho adottato per alcuni dei miei siti. Basterà copiare il file sopra indicato e ricrearlo nella cartella, che andiamo a creare (mio_template è la cartella del nostro template) :

templates/mio_template/html/com_content/article/

modificando leggermente la tabella che mostra il titolo aggiungendo una semplice riga in più con dentro il codice adsense. In pratica come viene mostrato nell’immagine.



Avremo dunque gli annunci Google pubblicati automaticamente in tutte le pagine del nostro sito web. È sottointeso inoltre che dovremo far mostrare il titolo dell’articolo, da settare nella configurazione globale di Joomla. Utilizzando questo metodo l’unico problemino potrebbe essere quello di avere il codice adsense in tutte le pagine, senza poter scegliere quali si e quali no…

Metodo template

Un altro modo allora è quello di sfruttare dei Template specifici, cioè dei Template che predispongono di uno spazio apposito tra il Titolo dell’articolo e l’articolo stesso, dove poter inserire il gruppo di annunci adsense.

Andiamo a vedere nel dettaglio come funziona:

Un esempio viene suggerito dal Template di www.crawlermotori.com, da cui potete avere un’anteprima di come sarà il risultato.

Fondamentalmente si tratta di utilizzare due Template.

Uno Semplice, di base, e un altro molto simile ma con qualche modifica...

La modifica si trova nella colonna del contenuto; nel Template base di Joomla (Rhuck Milkyway) ad esempio abbiamo semplicemente il seguente codice:

<td>

<jdoc:include type="component" />

<jdoc:include type="modules" name="footer" style="xhtml"/>

</td>

alle righe 123->126

che ci carica il contenuto con il titolo. Per il nostro scopo tuttavia abbiamo bisogno di due righe in più...

una riga che ci mostri solamente il titolo dell'articolo, una che ci mostri l'annuncio adsense e finalmente una per il contenuto.

Quindi nel file di index.php del template sostituiamo alla riga 124

(<jdoc:include type="component" />)

il seguente codice:

<div class="tit">

    <h1><?php echo $this->title ?></h1>

</div>

  <?php if($this->countModules('adsense')) : ?>

<div class="googleads300h">



    <jdoc:include type="modules" name="adsense" style="rounded" 
/>

</div>
    <?php endif; ?>


<div id="contenuto"> <jdoc:include type="component" /> </div>

Possiamo anche creare una classe nel file .css dove possiamo dare i parametri che meglio riteniamo ad esempio:

.googleads300h{ text-align:left; }

A questo punto per visualizzare l’adsense sotto il titolo, non dovremo far altro che creare un nuovo modulo dove inserire il codice di google adsense e caricarlo nella posizione ‘adsense’. Naturalmente dalle impostazioni generali di Joomla dovremo nascondere la visualizzazione del titolo, altrimenti la nostra pagina visualizzerà due volte lo stesso titolo (Gestione Articoli -> Preferenze)

 

fonte: http://www.joomla.it/articoli-della-community/3899-come-inserire-gli-annunci-adsense-sotto-il-titolo-di-ogni-articolo-di-joomla.html

Non farti ingannare dall'immagine virtuale della scatola in homepage di questo sito, Joomla non è un prodotto ma è un progetto. Nato nel settembre 2005 da un gruppo di sviluppatori volontari situati in differenti nazioni e supportato da una folta comunità mondiale, tra cui quella Italiana che ne cura la traduzione e locazione nella nostra lingua, è considerato uno dei migliori CMS OpenSource.

Joomla non è un prodotto ma è un progetto collaborativo...CMS (Content management system) letteralmente significa "Sistema di gestione dei contenuti", è una categoria di software che serve a organizzare e facilitare la creazione collaborativa di siti Internet. Open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.
Con Joomla! è quindi possibile realizzare siti Internet dinamici, è gratuito e rilasciato sotto licenza GPL v.2 , per il suo utilizzo non sono necessarie conoscenze di linguaggi di programmazione e può essere utilizzato anche per scopi commerciali.


Per iniziare ad utilizzare Joomla è necessario disporre dell'ambiente web adatto, cioè un nome di dominio associato ad uno spazio server con le caratteristiche necessarie al corretto funzionamento di Joomla. LAMP è l'acronimo dell'ambiente web da noi consigliato, indica una piattaforma per lo sviluppo di applicazioni web che prende il nome dalle iniziali dei componenti software con cui è realizzata:

 
  • Linux: il sistema operativo;
  • Apache: il Web server;
  • MySQL: il database management system (o database server);
  • PHP: il linguaggio di programmazione.
 

Per l'acquisto di un domino (nome ed indirizzo del sito tipo: miosito.it) e del relativo spazio web con le seguenti caratteristiche solitamente il costo varia dai 50 a 200 Euro all'anno. Esistono anche servizi di hosting gratuiti, utili per testare l'utilizzo di Joomla!, questi non forniscono la registrazione di un proprio dominio ma mettono a disposizione un indirizzo composto dal nome del servizio e quello scelto dall'utente e solitamente hanno notevoli limitazioni.

 

Requisiti minimi per l'installazione- Circa 20 minuti di tempo
- Un computer, sia questo un PC con Windows o un Mac o Linux o altro sistema operativo, ma è necessario un computer connesso ad Internet (meglio se con ADSL o superiori) per procedere con l'installazione di Joomla!
- Il file dell'ultima versione di Joomla! (disponibile dall'area download di questo sito)
- Il proprio dominio Internet registrato ed attivo ed i dati di accesso al proprio server forniti dal servizio di hosting scelto (accesso FTP e accesso al database MySQL).
- Un programma per decomprimere il file compresso di Joomla, ed un programma FTP Client per caricare i file sul server.

La procedura di installazione

Iniziamo scaricando dal sito Joomla.it l'ultima versione di Joomla dall'area download. Esistono due rami di sviluppo stabili per Joomla, la versione con supporto a lungo termine (LTS) che viene mantenuta ed aggiornata per circa due anni e la versione con supporto a breve termine (STS) che contiene le maggiori novità e viene mantenuta ed aggiornata per soli 6 mesi. Consigliamo quindi di utilizzare sempre l'ultima versione LTS e non lasciarsi prendere dalla voglia di utilizzare le ultime novità presenti nelle più recenti STS.
Salviamo il file (compresso  .zip) in una cartella del nostro PC (evitiamo di scaricarla sul desktop). Ora procediamo con la decompressione dell'archivio appena scaricato. Ci sono molti programmi gratuiti che permettono questa operazione di decompressione, come 7-ZIP File Managero programmi come WinZip o WinRar che nella versione di prova hanno questa funzionalità. Solitamente questi programmi funzionano tutti ugualmente, basta premere con il tasto destro del mouse sul file della distribuzione di Joomla scaricata e scegliere di decomprimere il contenuto in una cartella che prende il nome del file compresso.
Otterremo così una nuova cartella che al suo interno contiene tutti i file e le cartelle di Joomla. Il nostro compito seguente è quello di riuscire a trasferire il contenuto di questa cartella sul server web. Per eseguire questa operazione è necessario disporre dei dati di accesso FTP del server che ospita il nostro dominio o sito Internet, solitamente è il gestore di hosting che dopo l'acquisto del dominio e dello spazio web invia una mail con i dati di accesso, se non siete in possesso di questi dati contattate il vostro fornitore di hosting per richiederli. La procedura di trasferimento dei file sul server web avviene utilizzando un apposito programma Client FTP, noi consigliamo Filezilla come ottimo programma gratuito ed in italiano. 
Avviamo Filezilla e dal primo menu in alto a sinistra "File" selezioniamo "Gestore siti", poi "Nuovo sito", inseriamo il nome del nostro dominio nella finestra di sinistra così da salvare con questo nome le impostazioni che stiamo per inserire. Nella finestra di destra compiliamo il campo Host, solitamente è ftp.nomesito.ext (dove nomesito indica il nome del vostro dominio ed ext l'estensione o .it o .com ecc...) ma può essere anche una serie numerica, viene fornito dal gestore di hosting con i dati di accesso FTP. Nel campo "Porta" inseriamo il numero 21, in "Tipo server" lasciamo FTP - File Transfer Protocol, in "Tipo di accesso" selezioniamo "Normale", in "Utente" il nome utente, in "Password" la password, questi dati vengono forniti dal gestore di hosting al momento dell'acquisto del dominio, fate molta attenzione a ricopiare correttamente anche le lettere maiuscole o minuscole. Al termine della compilazione di questi campi è necessario premere su "Connetti",viene così stabilita la connessione con il server, e nella finestra di destra vengono mostrate le cartelle presenti sul server all'interno del nostro dominio, su alcuni server è necessario accedere alla cartella "public_html" in altri "httpdocs" ed altre ancora, ma è importante accedere alla cartella che viene definita come la cartella principale del nostro sito (Root) dove devono essere caricati (upload) tutti i file di Joomla che abbiamo precedentemente estratto. All'interno della cartella principale che chiameremo Root verificate se è presente un file di nome index.html o index.htm, se presente eliminatelo. Nella finestra di sinistra che mostra i dati del nostro PC navigliamo fra le cartelle fino a trovare la cartella che contiene i file di Joomla, selezioniamo tutti i file e le cartelle presenti in questa cartella e trasciniamoli, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, nella finestra di destra. Inizia così il caricamento dei file, il programma Filezilla copierà tutti i file sul server, essendo alcune migliaia questa operazione può richiedere alcuni minuti.


Terminato il caricamento di tutti i file con Filezilla è possibile accedere alla procedura guidata di installazione di Joomla!, per fare questo utilizziamo un Browser, noi consigliamo Firefox ma anche il più comune Internet Explorer o altri browser vanno benissimo. Digitiamo nella barra degli indirizzi del nostro Browser l'indirizzo completo del nostro sito per esempio http//:www.nomesito.ext apparirà la prima pagina della procedura guidata di installazione di Joomla. Selezioniamo la Lingua Italiana e premiamo sul tasto "Avanti" in alto a destra.

 

2: Controlli pre-installazione, in questa pagina vengono mostrati alcuni parametri del server che ospita il nostro dominio, è molto importante che questi parametri siano supportati dal vostro server e che compaiano quindi di colore verde, altrimenti dovete chiedere al gestore del vostro server di modificare questi parametri. Esistono servizi di hosting dedicati a Joomla, che forniscono quindi una piena compatibilità di questi parametri per Joomla, www.joomlahost.it è uno di questi servizi di hosting adatto a Joomla. Verificati quindi questi parametri e passati i controlli è possibile premere nuovamente sul tasto "Avanti" in alto a destra.
3: Licenza, in questa pagina viene mostrata la licenza con cui è distribuito Joomla, premere nuovamente sul tasto "Avanti" in alto a destra.
4: Database, in questa pagina è necessario inserire i dati di accesso al database. Solitamente questi dati di accesso al database vengono forniti dal gestore di hosting al momento dell'acquisto del dominio, ma può essere possibile generare un nuovo database dal pannello di controllo del servizio di hosting acquistato. In questo caso sarà necessario creare un nuovo database, un nuovo utente di database con relativa password. In "Tipo database" lasciate "mysql", in "Nome Host" solitamente deve essere inserito "localhost" ma alcuni servizi di hosting richiedono l'inserimento di una serie numerica od altro, contattate il vostro fornitore di hosting per conoscere il valore corretto. In "Nome utente" inserite il nome dell'utente di database, in "Password" inserite la password dell'utente di database ed in "Nome database" inserite il nome del database. Terminata la compilazione di questi campi è possibile premere nuovamente sul tasto "Avanti" in alto a destra.
5: Configurazione ftp, in questa pagina non toccare niente, ma guarda e passa... è quindi possibile premere nuovamente sul tasto "Avanti" in alto a destra.
6: Configurazione, in questa pagina è necessario scrivere nel campo "Nome sito" il titolo del nostro sito cioè una breve descrizione del sito, questo testo potrà essere in seguito modificato dal pannello amministratore di Joomla. Nel campo "La tua e-mail" inserire un indirizzo di posta valito e funzionante, nel campo "Password amministratore" digitare una password a scelta (suggeriamo maggiore di 6 caratteri e che contenga sia lettere che numeri), questa password sarà poi necessaria per accedere al pannello di controllo di Joomla, quindi assicuratevi di ricordarla bene, non è possibile recuperarla se dimenticata. Scrivere nuovamente la stessa password nel campo "Conferma password amministratore". Premere sul tasto "Installare i dati di esempio", questo permetterà di avere sul sito già presenti alcuni contenuti, notizie, sondaggi, banner ecc... che possono essere molto utili per capire come funziona joomla e come si ottengono alcuni risultati riportati nei contenuti di esempio, è possibile premere nuovamente sul tasto "Avanti" in alto a destra.
7: Conclusione, finalmente la procedura di installazione è terminata, ci viene ricordato di eliminare la cartella "installation" dalla Root del server, quindi con il nostro programma FTP (filezilla) procediamo alla cancellazione di questa cartella visibile nell'elenco delle cartelle di Joomla. Cancellata la cartella installation è possibile premere sul tasto "Sito" in alto a destra, oppure digitare sulla barra degli indirizzi del browser l'indirizzo completo del nostro sito. Se tutto è andato correttamente dovremmo riuscire a visualizzare un sito pieno di notizie e dati, come nella installazione demo di Joomla visibile da questo link , se il risultato è questo, COMPLIMENTI siete riusciti ad installare Joomla!

 

Il pannello di amministrazione

Se siete riusciti al leggere fino a qui senza annoiarvi od offendermi possiamo procedere con questa descrizione. Per procedere con la personalizzazione del sito è necessario accedere al pannello di amministrazione. Digitare sulla barra degli indirizzi del vostro browser l'indirizzo completo del vostro sito ed aggiungere /administrator facciamo un esempio per il sito www.joomla.it il link per accedere al pannello di amministrazione è www.joomla.it/administrator (sostituire quindi www.joomla.it con l'indirizzo del sito dove avete appena installato Joomla!).
Risulterà molto comodo e utile mantenere aperte due pagine del browser, una per la visualizzazione dell'indirizzo principale dove sarà visibile la homepage, ed una pagina del browser che mostri il pannello di controllo, così da verificare sul sito le modifiche che vengono effettuate dal pannelli di controllo. Per accedere al pannello di controllo è necessario inserire nel campo "Username" il nome utente admin (o quello inserito in fase di installazione) e nel campo "Password" la password impostata nella procedura di installazione.

Il backend.........

Il pannello di controllo di Joomla raggiungibile dall'indirizzo www.nomesito.xx/administrator viene anche definito backend, è semplice da utilizzare e navigare e permette la completa gestione del sito. Dal Pannello di controllo, puoi creare e gestire gli articoli, le categorie ecc... Altre caratteristiche disponibili nel Pannello di controllo sono le gestioni media, menu, lingue, utenti e template. Da qui puoi accedere anche alla Configurazione Globale.

E' buona norma modificare il nome dell'utente admin inserendo un nome utente differente da admin per aumentare la sicurezza dell'installazione di joomla. Per modificare il nome utente dal menu Sito-->Gestione utenti selezionare l'utente admin e nel campo Nome utente inserire un valore differente e salvare per confermare la modifica. Per accedere al pannello amministratore sarà così necessario inserire in nuovo nome utente di amministratore con la relativa password.
Inserire i primi contenuti
Uno dei concetti principali da capire utilizzando Joomla è che i contenuti inseriti sul sito dall'editor di Joomla, inserendo nuovi articoli o nuovi contatti  ecc...., non vengono scritti su dei file ma memorizzati nel database in apposite tabelle.Prendi nota e dai la giusta importanza anche a questi suggerimenti sulla sicurezza del tuo sito: "La vera sicurezza per il sito in Joomla è il tuo atteggiamento!"
In Joomla per creare una nuova pagina è necessario creare un "Articolo", quindi dall'amministrazione selezionare il menu Contenuti-->Nuovo articolo ed inserire il titolo ed il testo della nostra nuova pagina. Puoi assegnare questo nuovo articolo ad una categoria già esistente, come ad esempio "Notizie" e questo contenuto apparirà nel sito dopo aver premuto sulla voce di menu collegata alla categoria "Notizie"; oppure puoi mantenere l'articolo "Non categorizzato" e salvare. Accedi poi al "Menu principale" e crea una nuova voce di menu selezionando come "Tipo di voce di menu" -->Singolo articolo e sulla destra premere sul tasto per selezionare a quale articolo collegare questa nuova voce di menu, assegna poi un nome a questa voce di menu e salva. Visualizzando il sito potrai notare la nuova voce di menu che mostra il nuovo contenuto da te creato....
Questo schema mostra come è strutturato il tuo sito con Joomla, il "template" è la griglia grafica su cui potrai lavorare per personalizzare l'aspetto del tuo sito. Puoi cambiare template e quindi aspetto al tuo sito in qualsiasi momento e mantenere invariati i contenuti delle tue pagine web. Vengono distribuiti, sia gratuitamente che non,  centinaia di template per Joomla, che puoi installare e provare per cambiare colore ed aspetto al tuo sito, in questa sezione di Joomla.it trovi un calderone che raccoglie quelli gratuiti.

Molte informazioni, guide, istruzioni sull'utilizzo di Joomla possono essere ricercate su Joomla.it nelle varie sezioni, vi consiglio di leggere per iniziare questa guida per principianti suddivisa in capitoli nel nostro wiki. Da non perdere anche le risposte alle domande più frequenti: FAQ

il frontend.........

 

Consigli utili........

 

 
- Register Globals: OFF
- Magic Quotes: ON
- Emulazione RG: ON
- Safe Mode: OFF
- Supporto zlib Disponibile
- Supporto XML Disponibile
- Session save path scrivibile
- File Uploads: ON
- Magic Quotes GPC: ON
- Magic Quotes Runtime: OFF
- Output Buffering: OFF
- Session auto start: OFF
- mod_rewrite attivo
- versione di MySQL: ? 5.0.4
- versione di PHP: ? 5.2.4
 

 


Per utilizzare al meglio Joomla è necessario che i parametri del server che ospita il sito siano impostati correttamente, in questa finestra riportiamo alcuni dei più importanti. I permessi delle cartelle di sistema devono essere scrivibili per permette il caricamento di nuove estensioni o immagini. 
E' possibile verificare le impostazioni del server che ospita il sito Joomla dal pannello di controllo: menuSito-->Informazioni di sistema-->Impostazioni PHP è possibile verificare molti parametri, mentre per verificare i permessi delle cartelle di sistema: menu Aiuto-->Info sistema-->Permessi cartelle
Se le cartelle non risultano scrivibili è possibile con il client FTP modificare il CHMOD di ogni singola cartella impostandolo come scrivibile, su alcune tipologie di server è necessario impostare il CHMOD a 644 e su altri a 666.

Altre caratteristiche molto importanti per la scelta dell'Hosting Provider sono una gestione dei permessi facilitata grazie all'utilizzo di suphp o simili, la protezione tramite web application firewall e una gestione di backup frequenti. Anche da Joomla.org arrivano indicazioni precise per l'Hosting dedicato a Joomla, inquesto articolo viene tradotto in italiano l'appello del DevTeam per i provider che non rispettano i parametri necessari al corretto funzionamento di Joomla.

 

 

Joomla è un CMS e come tutti gli altri CMS è un sistema dinamico, "vivo", che necessita di essere costantemente monitorato ed aggiornato. Circa ogni due mesi vengono rilasciati aggiornamenti che devono essere eseguiti in ogni sito dove è stata effettuata una installazione di Joomla. Inoltre anche tutte le estensioni esterne utilizzate devono essere mantenute aggiornate. Evitare di mantenere aggiornato il proprio sito e credere che una volta terminato questo possa rimanere invariato sul web è un gravissimo errore.
Se per il tuo progetto web sai di non poter offrire questo costante impegno nel gestire il sito Joomla anche dopo la sua realizzazione.... allora evita di utilizzare questa piattaforma, ma scegli di realizzare le pagine in modo statico in HTML. 
Se il tuo cliente non ha il budget per coprire le spese dedicate al mantenimento/aggiornamento del sito, evita di utilizzare Joomla per quel sito.
In fase di preventivo ricordati di includere sempre il riferimento alla quota annua dedicata alla gestione del sito (aggiornamenti di Joomla e delle estensioni, backup, monitoraggio prestazioni ed indicizzazione ecc..).
Un sito Joomla! necessita di poca ma costante manutenzione, se questa viene a mancare allora tutto il progetto web realizzato perde significato, diventa facile preda per attacchi informatici che infettano e compromettono il sito e successivamente da questo infettano altri siti ed i computer di chi li visita (inviano spam, rubano dati sensibili ecc..). Mettere online un progetto web richiede anche senso di responsabilità sul codice che viene messo in rete. Mantenere aggiornato e sicuro questo codice è dovere di ogni webmaster a qualsiasi livello, sia per il sito amatoriale sia per quello commissionato da una grande azienda.

LicenzaCome già accennato Joomla viene rilasciato gratuitamente sotto la licenza GNU GPL v.2, che lo rende utilizzabile gratuitamente anche in ambito commerciale.
E' quindi possibile scaricare ed utilizzare liberamente Joomla per realizzare siti Internet, è possibile farlo a scopo commerciale e non si è tenuti a mantenere riferimenti visibili a Joomla, mantenere questi riferimenti è però gradito.
Prendendo come riferimento le indicazioni sulla licenza scritte sul sito ufficiale di Joomla riportiamo alcuni estratti per spiegare le possibilità di utilizzo del software:

- La licenza consente a qualcuno di vendere una copia di Joomla!?
Sì. Il Preambolo della GNU GPL dice "quando si parla di software libero, ci riferiamo alla libertà, non al prezzo. Le nostre General Public Licenses sono progettate per assicurarsi di avere la libertà di distribuire copie del software libero (e farsi pagare per questo, se lo si desidera), di ricevere il codice sorgente o che lo si possa ottenere se lo si desidera, di cambiare il software o utilizzare parte di esso in nuovi programmi free e che si sappia che si possono fare queste cose."

- Posso rimuovere il copyright di Joomla! dal footer(parte in basso) del sito(e altre questioni correlate)?
Sì, è possibile rimuovere il copyright di Joomla! da qualsiasi parte del sito che viene generato dall'applicazione Joomla!. Non si può rimuovere il copyright dal codice sorgente della stessa, cioè dal testo presente nella parte iniziale di ogni file.

- Posso rimuovere il copyright di Joomla! dalle informazioni presenti nei metatag(meta name="generator" content="Joomla! 1.5 - Open Source Content Management") di un sito realizzato con Joomla!?
Sì, è possibile rimuovere il copyright di Joomla! da qualsiasi parte del sito che viene generato dall'applicazione Joomla!. Non si può rimuovere il copyright dal codice sorgente della stessa, cioè dal testo presente nei file.

 

Joomla! è software libero e come tale lo si può usare, copiare, modificare e distribuire liberamente senza aver bisogno di acquistare alcuna licenza. Si parla di software libero, e non di software gratuito, in quanto la libertà è un concetto molto più ampio. In questo caso la gratuità è una conseguenza della libertà. Quando si usa software libero (come lo è OpenOffice.org, Linux, Firefox, Thunderbird, Gimp, MySQL e tantissimi altri), si riceve una serie di diritti che sono:

  • libertà di usare quel software per qualsiasi scopo (anche a livello commerciale)
  • libertà di modificare il software sorgente (per adattare il prodotto alle proprie esigenze)
  • libertà di distribuire il software ovunque
  • libertà di distribuire le modifiche apportate

Occorre fare attenzione che, contrariamente a quanto si tende comunemente a credere, il software è coperto da copyright. E' l'autore del software stesso che, scegliendo una licenza libera, impone che le libertà elencate sopra non possano essere, in nessun caso, alienate. Pertanto, se si ridistribuisce il software, anche chi lo riceve deve ottenere gli stessi diritti.

 

fonte: http://www.joomla.it/presentazione-joomla.html

WordPress è una via di mezzo tra un blog engine, un'applicazione per la creazione e la gestione dei blog, e un CMS, una piattaforma per la realizzazione di siti Internet e per l'amministrazione di contenuti testuali, grafici e multimediali.

Il suo essere uno strumento molto semplice da utilizzare, ricco di funzionalità e dotato di un'architettura facile da estendere tramite plugin (estensioni non comprese nel core), lo hanno reso uno degli script più utilizzati per la creazione di pagine Web dinamiche; WordPress è stato concepito per essere utilizzato anche dall'utenza meno esperta e per questo motivo oggi milioni di bloggers, anche privi di conoscenze in fatto di linguaggi di sviluppo, lo utilizzano come motore del proprio sito.

 

WordPress è nato da un'idea del giovane programmatore PHP Matt Mullenweg per soddisfare le necessità di coloro che desiderano realizzare un blog in poco tempo, con competenze tecniche minime e senza la necessità di doversi dotare di un supporto hosting economicamente dispendioso.

Molto presto, attorno alla creatura di Mullenweg si è raccolta una vasta comunità di utilizzatori che conta oggi milioni di persone e un nutrito gruppo di sviluppatori che ogni giorno apportano miglioramenti al core dell'applicazione e sviluppano nuove estensioni, plugin e add-on.

 

Pochi CMS e sicuramente nessun altro blog engine sono in grado di mettere a disposizione le funzionalità di un prodotto che offre:

  • una procedura di installazione estremamente semplificata che la community stessa di WordPress chiama: "The Famous 5 Minute Installation";
  • un'intefaccia per l'amministrazione veramente facile da utilizzare, questo CMS è stato infatti pensato dagli sviluppatori tenendo sempre presenti le esigenze dell'utilizzatore;
  • un sistema di gestione di temi e template per la personalizzazione della grafica delle pagine Web installabili con una procedura che richiede soltanto un upload e un click del mouse;
  • la disponibilità in forma libera e gratuita di migliaia di plug-in, estensioni di terze parti, template preconfezionati e il supporto continuo di una delle più grandi comunità del Web.

WordPress è un'applicazione realizzata in linguaggio PHP con supporto del DBMS MySQLper l'archiviazione dei dati; necessita di requisiti di sistema minimi dato che per farlo funzionare sono sufficienti: PHP 4.3 o superiore, MySQL 4.0 o superiore, un Web server come per esempio Apache e un modulo per la riscrittura delle URL (facoltativo ma particolarmente importante, vedremo perché).

 

Questo blog engine può essere utilizzato sia in ambiente Linux che Windows, come Web server è possibile utilizzare anche IIS ma si tenga conto del fatto che mentre in Apache il modulo per la riscrittura delle URL (mode_rewrite) viene fornito gratuitamente insieme all'applicazione, per utilizzare in IIS il modulo omologo (ISAPI_Rewrite) è spesso necessario l'esborso di una somma di denaro.

 

WordPress viene rilasciato sotto licenza Open Source (GNU General Public License o semplicemente GPL), può quindi essere scaricato gratuitamente dal sito ufficiale del progetto, non pone limiti per il suo utilizzo e può essere distribuito e modificato liberamente sulla base delle diverse esigenze degli utilizzatori.

 

fonte: http://www.mrwebmaster.it/cms/introduzione-wordpress_10193.html

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fonte: http://www.topitalia.biz/

 

 

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matrix   aggiornato al 30-06-2015

 

phoenix030915.rar fw piu lista aggiornato al 03-09-15   

 

fonte: http://www.topitalia.biz/

 

 

 

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ferguson 150 (117 download ) Ultimo aggiornamento 23/06/2015

 

ferguson 252 (18 download ) ultimo aggiornamento 13/01/2015

 

 

Edision 3 in 1   031214 ultimo aggiornamento sat+dtt

sat dtt 2 0 32  sat+dtt napoli 2.0.32

fw 2.0.54   ps 2.0.54

fw 2.0.50   ps 2.0.50

 

underline3in1  sat+dtt aggiornato al 24/06/15